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Bologna: solidarietà agli occupanti dell'ex clinica Beretta

La Rete dei Comunisti Bologna esprime piena solidarietà agli asilanti, organizzati da AS.I.A USB che stamattina, 1 marzo, hanno occupato l’ex clinica Beretta, ridando la luce a un edificio pubblico vuoto da anni, già occupato e sgomberato qualche tempo fa.

La riappropriazione degli spazi abitativi, di fronte all’emergenza casa ingrandita dalla crisi, è una pratica essenziale per rispondere ai bisogni materiali di fasce sempre più larghe di popolazione. Il tentativo di escludere della città tutti coloro che vivono nella precarietà lavorativa e sociale dev’essere contrastato quotidianamente e in ogni modo, per rispondere alle esigenze di chi vive il territorio e contro chi invece lo vuole ridisegnare solo a favore di speculazione
e privatizzazioni. 
La politica nazionale, dettata dall’Unione Europea, non sa, non può e non vuole dare alcuna risposta in merito alle migliaia di persone vittime delle stragi nel Mediterraneo, ne ai suoi sopravvissuti. Per questo esprimiamo la massima solidarietà con la lotta dei richiedenti asilo, e con la carovana dei diritti che muoverà verso Bruxelles il prossimo giugno, per esprimere la determinazione dei popoli a non subire più le politiche di esclusione e reclusione emanate dall’UE che tenta di relegare i popoli a condizioni di vita sempre più inaccettabili.

Rete dei Comunisti Bologna

Bologna dice no alla “Disneyland del cibo” e alla repressione

 

Sabato scorso a Bologna, centinaia di persone hanno attraversato il centro della cittadino in occasione della giornata di mobilitazione contro la repressione dei movimenti di lotta e contro le grandi opere inutili.

Solidarietà al movimento NoTav, al movimento per il diritto all’abitare di Roma, ai disoccupati organizzati di Napoli, per il rilancio delle lotte in ogni territorio. Convocato in piazza Ravegnana, sotto le due torri, il corteo è partito con l’apertura degli striscioni “NoTav ovunque. Riprendiamoci i territori” e “Terrorista è chi devasta e militarizza i territori. Chiara, Nicco, Claudio, Mattia liberi subito”.

Tra i temi le locali “grandi opere” vecchie e nuove, utili solo ad aumentare i profitti dei soliti noti: Passante Nord, People Mover, ed ora il nuovo progetto di FICO la “Disneyland del cibo made in Italy”.

Per questo il corteo ha fatto tappa anche presso la libreria Coop Ambasciatori, dove si trova il locale punto Eataly - sponsor del progetto - dell’imprenditore renziano Oscar Farinetti, per una serie di interventi contro il progetto. La Rete dei Comunisti di Bologna ha distribuito per l’occasione il seguente volantino:

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NO AL DISNEYLAND DEL CIBO: NO FICO!

Dopo l’esperienza infinita del CIVIS e quella del PEOPLE MOVER, ora a Bologna vogliono mettere in campo l’ennesimo progetto di speculazione sul territorio cittadino, in nome della consacrazione della città metropolitana: il FICO! Quello che si prefigura è l’ennesimo progetto speculativo senza capo ne coda, fatto solo per regalare denari pubblici e occasioni ghiotte alla nuova consorteria renziana. Nuova per modo di dire, sicuramente voltagabbana, giacché sindaco, cooperative e banche in questo territorio sono state convinte bersaniane per anni. Certo! La guerra è finita e, in fondo, non c’era motivo per non saltare sulla barca del vincitore, tanto non erano le idee a dividerli.

La Fabbrica Italiana Contadina, F.I.CO. sorgerà su 80.000 m3 di superficie, un’area immensa ora dedicata al mercato CAAB (centro agroalimentare bolognese) di proprietà quasi interamente pubblica. Progetto lungimirante che dopo neanche 13 anni dalla sua apertura agonizza da tempo per colpa degli accordi presi dalla grande distribuzione direttamente con i produttori.

I soggetti coinvolti sono una consorteria composta in primis dalla giunta Merola, seguito dall’ex preside della Facoltà di Agraria e direttore del Caab Andrea Segrè, coop adriatica e ovviamente una sfilza di banche (Emilbanca e Carisbo solo per esempio). Ultimo ma non ultimo, l’imprenditore corteggiato da Renzi, Oscar Farinetti, che con coop condivide la proprietà di Eataly. Quest’ultimo, farà il padrone senza portafoglio, infatti, sua è l’idea di sottotitolare il progetto “Eatalyworld, la Disneyland del cibo made in Italy” che come a Torino aprirà la sua struttura in spazi pubblici concessi gratuitamente.

Un immenso parco tematico dedicato al cibo, percorsi formativi, stalle, serre, acquari, negozi, caseifici e ovviamente ristoranti, che secondo le previsioni dei promotori ospiterà almeno 12 milioni di visitatori l’anno, la cifra, così come tutto quello che riguarda questo progetto pare essere solo fumo negli occhi, infatti non sono disponibili, ne risulta che il Comune ne abbia avuto copia uno straccio di studio o una previsione scientifica della fattibilità di una tale struttura. La vetrina però, è quella dell'Expò, e una presentazione patinata è ciò che conta, cibo spettacolo e tradizione contadina reinventata al netto delle sofferenze passate e attuali.

Già cantano le sirene delle cooperative costruttrici che chiedono a gran voce un treno, una monorotaia o qualsiasi altro mezzo costoso per trasportare dal centro e dall’aeroporto i fantomatici 12 milioni di visitatori alla periferia della città, la domanda nasce spontanea, chi pagherà le infrastrutture e gli oneri di urbanizzazione?

In un momento in cui l’Unione Europea e la BCE chiede e impone attraverso la troika pesanti sacrifici alla popolazione, le politiche di privatizzazione e svendita del patrimonio pubblico sembrano essere le uniche strategie per salvare il Paese dalla crisi. Non è così: privatizzare e chiudere spazi sociali e dedicati al welfare non è mai stato e non sarà mai la soluzione! Distruggere il territorio con grandi opere inutili e istallazioni fallimentari servirà solo a favorire grandi industriali e costruttori, e non certo a favorire la costruzione di welfare sociale per le fasce sempre più escluse dalla vita di questa città e di questo territorio.

Riteniamo perciò fondamentale prendere parte attiva nella lotta contro la distruzione del territorio, e contro la riqualificazione dei quartieri, se questo vuol dire escludere fasce popolari e favorire la speculazione nel territorio.

Rete dei Comunisti Bologna

Nuova occupazione a Pisa: la solidarietà della RdC

La Rete dei Comunisti esprime piena solidarietà con le attiviste e gli attivisti del Progetto Rebeldìa e del Municipio dei Beni Comuni, che questa mattina hanno restituito alla città i 12.000 metri quadri dell'ex distretto militare di via Giordano Bruno, chiuso da venti anni.

Il nome scelto per lo spazio liberato è quello di “Distretto 42”, in riferimento all'articolo 42 della Costituzione, attorno al quale è stata condotta la battaglia dell'Ex-Colorificio contro la multinazionale J-Colors e la giunta comunale ad essa asservita. 

Le pratiche di riappropriazione e di riconversione di spazi pubblici, in un contesto in cui i margini di mediazione con il potere locale, ultimo anello di una catena di comando che viene direttamente dalla Trojka europea e dalle sue imposizioni agli stati nazionali, sono ormai annullati, costituisce un terreno sul quale è possibile incrociare percorsi di lotta ed aggregare pezzi del blocco sociale che soffre le conseguenze delle politiche di massacro sociale in atto.

La nostra solidarietà si traduce nel sentirci partecipi del nuovo percorso intrapreso dal Distretto 42 e nella disponibilità a costruire momenti condivisi di lotta nel prossimo futuro.

Rete dei Comunisti - Pisa

Bologna. Le mani sulla città... fanno Fico

Sollecitati dall'articolo di Contropiano (La Confindustria si getta sul business delle aree metropolitane) pare opportuno segnalare un progetto in corso su Bologna che pare coincidere in molti punti con quanto denunciato nell'articolo.

Per ora le notizie sono confuse, solo suggestioni e parole entusiaste da giornali, comune e imprenditori. Ma quello che si prefigura è l’ennesimo progetto speculativo senza capo ne coda, fatto solo per regalare denari pubblici e occasioni ghiotte alla nuova consorteria Renziana. Nuova per modo di dire, sicuramente voltagabbana, giacché sindaco, cooperative e banche in questo territorio sono state convinte  bersaniane, Certo! La guerra è finita e, in fondo, non c’era motivo per non saltare sulla barca del vincitore, tanto non erano le idee a dividerli.

Il progetto si chiama F.I.CO!  acronimo smart e accattivante per la  Fabbrica Italiana Contadina, sorgerà su 80.000 m3 di superficie, un’area immensa ora dedicata al mercato CAAB (centro agroalimentare Bolognese) di proprietà quasi interamente pubblica.

Progetto lungimirante che dopo neanche 13 anni dalla sua apertura agonizza da tempo per colpa degli accordi presi dalla grande distribuzione direttamente con i produttori.

Così, con la promessa di rilanciare l’area e dare occupazione al territorio si annuncia l’imminente arrivo di F.I.CO, i soggetti coinvolti sono una consorteria composta in primis dalla giunta Merola, seguito dal docete di agraria e direttore del Caab Andrea Segrè, coop adriatica ed ultimo ma non ultimo, l’imprenditore vicino a Renzi ,Oscar Farinetti, che con coop condivide la proprietà di Eataly. Farinetti, l'imprenditore che rivendica il fatto che 800 euro al mese o 8 euro all'ora devono bastare ed avanzare a chi lavora con lui.

Quest’ultimo, farà il padrone senza portafoglio, infatti, sua è l’idea di sottotitolare il progetto “Eatalyworld, la Disneyland del cibo made in Italy” che, come a Torino, aprirà la sua struttura in spazi pubblici  concessi gratuitamente.

Un immenso parco tematico dedicato al cibo, percorsi formativi, stalle, serre, acquari, negozi, caseifici e ovviamente ristoranti, che secondo le previsioni dei promotori ospiterà almeno 12 milioni di visitatori l’anno, la cifra, così come tutto quello che riguarda questo progetto pare essere solo fumo negli occhi, infatti non sono disponibili, ne risulta che il comune ne abbia avuto copia uno straccio di studio o una previsione scientifica della fattibilità di una tale struttura. La vetrina però, è quella dell'expò, e una presentazione patinata è ciò che conta, cibo spettacolo e tradizione contadina reinventata al netto delle sofferenze passate e attuali.

Il comune ci mette il capitale fisso costituito da oltre 50 milioni di valore immobiliare, le banche e le fondazioni qualche milione per conto di Coop e a titolo di investimento, Farinetti forse 1milione.

Ma già cantano le sirene delle cooperative costruttrici che chiedono a gran voce un treno, una monorotaia o qualsiasi altro mezzo costoso per trasportare dal centro e dall’aeroporto i fantomatici 12 milioni di visitatori alla periferia della città, la domanda nasce spontanea, chi pagherà le infrastrutture e gli oneri di urbanizzazione? Si, lo sappiamo, la risposta è retorica, ma occorre darne una, ed è Noi ovviamente! In cambio ci promettono come al solito 1000 posti di lavoro e almeno il doppio dall’indotto, numeri da far girare la testa!

Il modello occupazionale sarà ovviamente quello di Farinetti (di cui abbiamo già scritto) riconoscibile anche nel Job Act di Renzi, un affare imperdibile, a rischio zero per i soggetti privati, che saranno i primi a rientrare grazie alla generosa offerta del comune di attendere la fine dello start-up prima di incassare la sua parte di dividendo. È in questo progetto che si scorge la fine definitiva del "glorioso modello emiliano".

Oggi siamo entrati definitivamente in una nuova fase, in cui i soggetti interessati alla modificazione urbana allungano le mani sulla città che sarà, con un futuro che sarà sfruttamento e saccheggio.

* Rete dei Comunisti, Bologna

 http://www.caab.it/it/arriva-f-i-co/

http://www.caab.it/wp-content/uploads/FICO-EATALY-WORLD-6-DICEMBRE-Comunicato-stampa.pdf


* Rete dei Comunisti Bologna

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