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L'elettoralismo malattia senile della sinistra 'radicale'

A Pisa e in Toscana, così come in tutto il paese, l’elettoralismo si conferma la malattia senile della sinistra “radicale”.
Comunicato stampa

Le manovre pre-elettorali alle quali stiamo assistendo in questi giorni a Pisa e in Toscana confermano il limite che da anni sta progressivamente consumando la sinistra “radicale”: l’elettoralismo.

In questi giorni tanti sono stati i messaggi di disponibilità intercorsi tra partiti e liste di sinistra, alcuni all’opposizione, altri facenti parte delle Giunte che governano la Regione o città di provincia. Si lavora a varie ipotesi di coalizione, a  prescindere dai disastri prodotti dalle politiche amministrative di questi anni, le cui conseguenze ricadono, sempre più pesantemente, sulla pelle dei settori popolari che si dice di voler rappresentare.

Gli esempi di “mala amministrazione” (per usare un eufemismo) si perdono, ma poiché sono passati pochi giorni dalla manifestazione regionale del 21 febbraio a Firenze in difesa della sanità pubblica toscana, è utile l’esempio della partecipazione diretta di tutti i partiti della sinistra “radicale” alla Giunta Rossi durante l’approvazione della famigerata delibera 1235 nel dicembre 2012, madre di tutti i tagli al servizio sanitario toscano.
A Pisa abbiamo assistito al gattopardesco sganciamento di SEL dalla Giunta Filippeschi, tristemente nota per le sue politiche antipopolari e razziste, sostenute senza batter ciglio dagli epigoni locali di Niki Vendola. Le forme e i contenuti delle dimissioni dell’ex assessore alla cultura, la successiva uscita dalla maggioranza di palazzo Gambacorti, declinano a livello locale la tattica vendoliana di mettersi in “pole position” per future liste elettorali insieme alla “sinistra” del PD e a chi ci starà.
L’apertura da parte del PRC pisano e di Una Città in Comune a SEL durante la conferenza stampa di sabato 21 febbraio “…in vista di una possibile futura collaborazione”, senza “ ….nessuna chiusura pregiudiziale dettata dalle passate alleanze” (il virgolettato è ripreso dalle dichiarazioni in conferenza stampa), ripropone anche in città la stessa asfittica logica politica, sull’altare del quale si sacrificano le battaglie del giorno prima.
Evidentemente non è bastato a dissuadere da questa pratica politicista il fallimento della manifestazione “Cambia la Grecia, cambia l'Europa” dello scorso 14 febbraio a Roma, che ha visto convergere tutti i partiti della sinistra, radicale e non, insieme a pezzi del PD, Cgil, Fiom, Arci…. Una piazza che ha confermato l’insanabile divaricazione tra l'importanza e l'empatia per la posta in gioco apertasi in Grecia con la rappresentazione che ne dà in Italia un ceto politico ormai consunto da responsabilità che ne marchiano il recente passato. Testimonianza di questa contraddizione era una testa del corteo riempita da notabili della sinistra (Vendola, Bertinotti, Fassina, Civati, Casarini) e della Cgil, Camusso inclusa. Un’immagine ben diversa da quella di chi vorrebbe vedere in Italia una generazione politica nuova, come in Grecia e Spagna, libera da coloro i quali rappresentano il problema, non certo la soluzione.
Non sappiamo quali saranno gli esiti delle prossime elezioni. Alla luce dei trascorsi, siamo però certi di quali saranno - se malauguratamente dovessero essere eletti - le scelte di tanti consiglieri, assessori o deputati espressi da nuove liste “arcobaleno” costruite con i cocci di questa sinistra. Calate le cortine fumogene della propaganda, il mandato al quale ubbidiranno non sarà certo quello degli elettori. Inutile fare l’elenco delle “promesse tradite” durante il governo Prodi 1, Prodi 2, all’interno delle giunte regionali, provinciali, comunali…
La Rete dei Comunisti non ha mai assunto una posizione pregiudizialmente contraria al cimento elettorale, né atteggiamenti anti istituzionali “di principio”. Quello elettorale è per noi uno dei tanti momenti del conflitto di classe, non il principale, tantomeno l’unico.
Per battersi su quel terreno occorre innanzitutto dotarsi di una reale rappresentanza politica, radicata nelle istanze, nelle speranze ma soprattutto nelle lotte di chi subisce tutti i giorni le conseguenze dell'attuale crisi sistemica del capitalismo. Ogni "scorciatoia” che devia da questa strada è illusoria o, peggio, utile solo a chi tenta di riciclarsi per rimanere (o tornare) negli scranni dei consigli comunali, regionali, parlamentari.
Continueremo su questa strada, convinti che solo la rottura totale con il PD e i suoi partiti satelliti sia la base minima per costruire l’unità tra chi intende, con coerenza, costruire una vera opposizione sui nostri territori, nel paese, a livello continentale, contro il polo imperialista europeo e le sue politiche locali.

Rete dei Comunisti – Pisa
Via Sant’Andrea 31
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