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Bella come la bandiera rossa sul Reichstag. La storia dell’Orchestra Rossa

I veri vincitori della guerra sono il fante russo, con i piedi congelati nella neve di Stalingrado; il marine americano, con il naso nella sabbia arrossata di Omaha Beach; il partigiano jugoslavo o greco, che combatte tra le sue montagne. Nessun servizio segreto ha mai deciso le sorti del conflitto.

Né Sorge, né Rado, né Trepper hanno avuto un peso decisivo nella conclusione della guerra. Per quanto potevano e grazie alla devozione dei compagni, essi, partigiani appostati in prima linea, hanno contribuito al successo definitivo delle armi.”

 

Leopold Trepper, Il Grande Gioco[i]

 

A pochi giorni dall’anniversario della liberazione di Berlino da parte dell’Armata Rossa,  è necessario ricordare chi preparò tale successo nell’ombra: l’apparato di intelligence sovietica nei Paesi Occidentali, in particolare l’operato dell’ “Orchestra Rossa”, di cui PGreco ha pubblicato la storia scritta a fine anni Sessanta da Gilles Perrault (http://www.edizionipgreco.it/libri/antropologia-storia/l-orchestra-rossa-i-servizi-segreti-sovietici-nella-guerra-al-nazifascismo.html)

Questo contributo è una rielaborazione ridotta dell’introduzione al volume pubblicato.

Hastings, autore di una voluminosa ricostruzione storica sui servizi segreti nella Seconda Guerra Mondiale, afferma che: «per tutti i primi ventidue mesi della guerra, mentre i britannici si sforzavano di squarciare la coltre di nebbia che ne oscurava la visuale sul Continente, i russi furono in grado di continuare a spiare praticamente senza ostacoli» grazie alla rete di 117 informatori.[ii]

Ne L’Orchestra Rossa, si narrano le vicende di ciò che la storia ha reso noto con il nome che gli apparati di sicurezza del Reich diedero all’organizzazione dei “pianisti”, che attraverso apparecchiature di trasmissione radiofonica sparse nel Vecchio Continente inviavano messaggi cifrati in URSS.

Queste erano informazioni preziose per chi subì il 22 giugno del 1941 l’aggressione delle truppe nazi-fasciste con “L’Operazione Barbarossa”, di le cui tappe di preparazione erano state debitamente segnalate dagli apparati di intelligence sovietica al “Centro”.

La pianificazione finale dell’invasione dell’Unione Sovietica ebbe inizio nell’estate del 1940 e la direttiva 21 (Fall, caso o operazione, Barbarossa), fu completata il 18 dicembre 1940.

Il testo di tale operazione recitava: «il grosso dell’Armata [Rossa] posizionata nella Russia occidentale deve essere distrutta  in operazioni effettuate con decisione, che comportino una forte penetrazione da parte di avanguardie corazzate, evitando il ripiegamento di formazioni in grado di combattere nelle grandi estensioni del territorio russo. Mediante rapidi inseguimenti si deve poi raggiungere una linea dietro la quale l’aviazione russa non sia più in grado di attaccare i territori della Germania»[iii].

L’Unione Sovietica venne impegnata sul proprio territorio dall’occupazione militare nazi-fascista che da ipotetica BlitzKrieg divenne l’impegno più gravoso per la macchina militare di Hitler, Mussolini e dei loro alleati, risultando essere la vera “tomba” del fascismo.

Il prezzo della vittoria per parte sovietica fu di ben più di 25 milioni di morti.

Per l’ “Orchestra Rossa” la dirigenza nazista allestì una squadra di spionaggio nominata “Sonderkommando Rote Kapelle”, per l’appunto “Orchestra Rossa”, con il compito di intercettarla ed annientarla, o piegarla alle proprie esigenze di intossicazione informativa tipica del lavoro di contro-spionaggio attraverso il Funkspiel: ovvero messaggi falsi con i quali depistare i sovietici facendoli passare per i dispacci dell’Orchestra.

 

Tre erano le principali zone operative della Rete.

In Olanda-Belgio-Francia ben presto occupate dal III Reich, gli uomini e le donne sotto la direzione della GRU (Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenye), una delle due branche dello spionaggio sovietico, riuscirono ad agire per una quindicina di mesi, prima del loro smantellamento, con la cattura di una gran parte dei suoi membri uccisi dopo essere stati sottoposti alla tortura sistematica. A questa sorte, dopo la loro cattura, non andarono incontro “Otto” Alias Trepper e “Kent” Alias Gurevič, le figure più rilevanti della Reteche trascorsero comunque, dopo la guerra 10 e 15 alla fine nelle carceri sovietiche, la cui esperienza è raccontata nelle rispettive auto-biografie[iv].

«L’Orchestra Rossa» riporta B.P. Boschesi in Le più grandi battaglie della II Guerra Mondiale «poté contare nella primavera del 1942 sul più perfetto sistema di informazioni che si potesse immaginare: Kent dava informazioni da Marsiglia; Vasilij Maksimovic forniva notizie dal quartier generale tedesco installato all’Hotel Majestic; Anna Maksimova aveva primizie per il fatto di far parte della segreteria dell’ambasciatore tedesco a Parigi Otto Abetz; Romeo Springer era in contatto con il console americano di Lione e con l’ex-ministro belga Bathazar. Questi altri abilissimi agenti consentivano a Trepper di informare Mosca sui maggiori lavori eseguiti dalla Wehrmacht  in tutto lo scacchiere occidentale, sui movimenti delle truppe tedesche, sugli affari interni francesi, sulle iniziative americane, sulle condizioni morali e psicologiche dei soldati e degli ufficiali tedeschi, sulla fronda che dall’interno cominciava a mettere in discussione Hitler e il nazismo. Sul piano militare, il frutto più importante fu una massa di informazioni che consentirono ai sovietici di preparare con cura le condizioni ideali per la battaglia di Stalingrado dell’autunno successivo, l’evento che doveva decidere la guerra sul fronte orientale»[v].

Nella relativamente più sicura Svizzera, resa una sorta di “zona franca” per i servizi segreti delle potenze alleate a causa del suo ruolo di neutralità, ma non aliena dalle forti pressioni delle potenze dell’Asse - in cui la Germania nazista aveva intercettato tre differenti stazioni radio, le cosiddette “Tre rosse” (“Die Rote Drei”), la rete “Lucy” agì a più riprese e per un maggiore periodo di tempo.

Il suo operato fu il frutto del lavoro dell’anglo-tedesca Ursula Kuczynski e di Maria Poliakowa che successivamente rientrata a Mosca, sarà il super-visore del lavoro degli agenti sovietici all’ovest durante tutto il periodo della “Grande Guerra Patriottica”. Successivamente il comunista ungherese S.Rado riuscì dal ’43 a raccogliere informazioni di grande qualità, divenendo di fatto l’uomo di punta dell’intelligence sovietica nel Vecchio Continente.

A Berlino nel “cuore” della Germania nazista stessa, insospettabili quadri dirigenti del Reich, insieme a vecchi militanti comunisti, lavoravano costantemente per la sconfitta del regime e non semplicemente per una uscita di scena di Adolf Hitler. La loro rete sovrapponeva pericolosamente le funzioni di intelligence per l’URSS a quelle propriamente resistenziali, e venne completamente smantellata nell’estate del 1942..

Janusz Piekalkiewicz, in Spie, soldati, agenti speciali, afferma: «Dalla metà di giugno 1941 il gruppo Schulze Boysen-Harnack trasmette, con l’aiuto di apparecchi radio, i quali sono stati consegnati dall’ambasciata sovietica, notte per notte le sue informazioni sui particolari strategici e tattici a Mosca. Vengono trasmessi in tutto più di 500 rapporti, inoltre descrizioni di nuovi aerei da battaglia come per esempio il Messer Schmitt 210, apparecchi di localizzazione, razzi antiaerei e altri armi segrete»[vi]

Bisogna ricordare che nel 1942, nel giro di una notte, i muri di Berlino vennero tappezzati di manifesti nei quali si leggeva: « PARADISO NAZISTA = GUERRA, FAME, MENZOGNA; GESTAPO. ANCORA PER QUANTO? ».

Il libro di Perrault ai tempi colmò una lacuna profonda nella storia del Secondo Conflitto Mondiale in particolare della resistenza anti-nazista, che fu portata avanti in gran parte da militanti comunisti provenienti dalle fila del movimento operaio: la cui narrazione in Occidente era stata “affidata”, come vedremo, più ai suoi “carnefici” che ai suoi “protagonisti” per le esigenze sopravvenute con la “Guerra Fredda”[vii].

Formatisi alla “dura scuola” della lotta di classe, dove i margini tra azione legale e attività clandestina erano spesso labili - e le due sfere erano spesso per così dire sovrapposte e intercambiabili per un comunista dell’epoca, votato alla causa e senza alcuna reverenza della “legalità borghese” - , erano stati attivi sia nel proprio paese d’origine come nei paesi in cui per vari motivi furono costretti ad immigrare.

Spesso avevano partecipato a quel fondamentale apprendistato per la resistenza anti-fascista europea che furono le Brigate Internazionali durante la guerra civile spagnola.

La formazione a Mosca per i militanti dell’ Internazionale Comunista poi attivi nell’intelligence sovietica era spesso l’ultima tappa, o un passaggio intermedio, per chi si era fatto già le ossa sul campo fuggendo alle strette maglie della repressione statale, come sembra affermasse Berzin, vecchio militante bolscevico e architetto dei servizi segreti sovietici: un agente del servizio informazioni sovietico deve possedere tre qualità: testa fredda, cuore caldo, nervi d’acciaio.

La parabola politico-esistenziale del “Grand ChefLeopold Trepper, a capo dell’Organizzazione è paradigmatica della formazione dei quadri comunisti che operarono in quegli anni: ebreo di umili origini di un villaggio della Polonia, è costretto a immigrare dalla propria terra d’origine a causa della repressione politica che gli rende impossibile procurarsi un lavoro dopo un periodo d’incarcerazione, andando in Palestina.

Trepper, insieme ad alcuni coetanei che condivideranno con lui la militanza anche all’interno dell’ “Orchestra” si scontra contemporaneamente con la potenza coloniale britannica e la borghesia ebraico-sionista.

Quest’ultima sfruttava la mano d’opera dell’emigrazione ebraica, così come i “dannati della terra” arabi, mentre i notabili locali d’inclinazione reazionaria che erano pronti a sfruttare l’odio anti-ebraico promosso contro la mano d’opera immigrata dall’Europa per minare alla base l’unità tra gli sfruttati e consolidare il loro potere.

Il futuro “Grand Chef” contribuì a creare una organizzazione arabo-ebraica: “l’Unità” che propugnava appunto l’unione degli sfruttati “rompendo” con una prassi organizzativa che escludeva gli arabi dal sindacato.

Dopo un periodo di prigionia terminato in seguito ad uno sciopero della fame ad oltranza – anche grazie al discreto clamore che ebbe nella madre-patria inglese - rientrò dalla Palestina storica per continuare la propria militanza tra le fila del proletariato multi-nazionale in Francia nel ‘29, per cui il Partito Comunista d’Oltralpe aveva creato specifiche organizzazioni su base etnico-linguistica.

L’immigrazione ebraica dell’est era parte integrante e fondamentale del Movimento Operaio francese, tenendo conto tra l’altro che proprio Italia e Polonia erano i maggiori bacini da cui l’Esagono, dopo l’ecatombe della Prima Guerrra Mondiale, aveva attinto per il suo sviluppo industriale.

Parigi, dove si trasferì Trepper, dopo aver soggiornato per un breve periodo a Marsiglia, era uno dei Pivot della rinascita economica francese.

La militanza in queste organizzazioni, in cui confluivano le porzioni meno garantite della classe operaia e maggiormente esposte alla repressione del razzismo istituzionale dello stato francese che li rendeva permanentemente in pericolo d’espulsione, saranno l’apprendistato per molti “stranieri” che combatterono poi in Francia tra le file dei Franc-Tireurs Partisans composte da immigrati (FTP-MOI), di cui l’esempio universalmente più conosciuto è il cosiddetto “Groupe Manouchian” dal nome del suo capo che guidò la lotta armata a Parigi contro l’occupante nazista, tenendolo in scacco con una serie impressionante di azioni di guerriglia urbana.

Missak Manouchian era un dirigente comunista di origini armene scampato al genocidio del suo popolo per mano del nascente stato turco moderno, formatosi politicamente tra le file del movimento operaio e comunista a Parigi diresse un composita formazione della resistenza parigina composta tra l’altro da ebrei dell’est, antifascisti italiani, repubblicani iberici.

Per tornare a Trepper, venne poi formato come “agente” a Mosca dove giunse nel ‘32 e dopo una missione in Francia, gli verrà affidato nel ’38 il compito di mettere su prima della deflagrazione della Seconda Guerra Mondiale, la Rete di raccolta di informazioni e della loro trasmissione in URSS sulla macchina da guerra del Terzo Reich.

Svolgerà questa missione a Bruxelles e poi a Parigi attraverso la copertura di una azienda che riuscirà addirittura a entrare nel cospicuo giro d’affari legato all’Occupante Nazista, rendendola di fatto autonoma dal punto di vista finanziario e interna ai circoli di potere dell’Occupante, così come del personale diplomatico dei paesi dell’Asse.

E se esistono punti di vista discordanti su cosa avvenne realmente dopo la sua cattura e sulla veridicità del “Grande Gioco” che Trepper intraprese con gli apparati nazisti che pensavano di avvalersi della sua collaborazione, il lavoro dell’ “Orchestra” per quanto lo si voglia spogliare dell’ ”allure” di leggenda, rimane comunque fondamentale: dopo la caduta dei suoi membri, ad eccezione di “Lucy”, non vennero più fornite informazioni di quella qualità al Centro, nonostante la letteratura russa sull’argomento rivendichi una continuità anche nella stessa Germania.

 

Giacomo Marchetti



[i] Il Grande Gioco, Leopold Trepper, Arnaldo Mondadori Editore, 1976

[ii] Guerra Segreta. Spie, codici e guerriglieri 1939-1945, Max Hastings, Neri Pozza Editore, 2016

[iii] La Grande Guerra Patriottica dell’Armata Rossa 1941-1945, David M.Glantz, Jonathan House, Libreria Editrice Goriziana, 2010

[iv] L’autobiografia di Anatolij Gurevič, Un certain Monsiuer Kent, non tradotta in italiano, è uscita in Francia nel 1995 per Grasset. Fu rilasciato sulla parola nel 1960, ma gli furono concesse la riabilitazione e una piccola pensione solo nel 1991, dopo avere trascorso la sua vita come operaio di fabbrica. Un riesame post-sovietico dei documenti di guerra del GRU dimostrò che i suoi primi messaggi radio del 1943 diretti a Mosca contenevano l’indicazione convenuta che stava trasmettendo sotto il controllo del nemico. Morì nel 2009.

[v] Le grandi battaglie della II Guerra Mondiale, B.P.Boschesi, Arnoldo Mondadori Editore, 1973

[vi] Spie, soldati, agenti speciali, Janusz Piekalkiewicz, Bietti, 1970

[vii] Questa rimozione compiuta dalla storiografia occidentale, ha fatto che si che la prima sintetica storia sulla resistenza comunista in Germania disponibile  in italiano dall’ascesa del potere di Hitler al 1945, sia stata pubblicata nel 2011, trattandosi di una traduzione del libro di T.Derbent per la casa editrice Zambon.

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