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Organizzarsi contro la spirale repressiva, solidarietà ai compagni colpiti

La Rete dei Comunisti di Bologna esprime massima solidarietà ai compagni di ASIA USB, CUA e TPO ai quali è stato notificato questa mattina il "divieto di dimora" in seguito alla manifestazione di Piazza Verdi nello scorso maggio. Le notifiche di questa mattina avvengono in diretta continuità con i recenti arresti dei compagni del movimento romano, napoletano e NO TAV delineando chiaramente come la risposta ad ogni tipo di antagonismo e opposizione sociale in tutto il Paese sia soggetta ad azioni repressive sempre più pesanti.

I provvedimenti di Bologna confermano un salto di qualità in direzione della normalizzazione autoritaria, complementare al clima di continua “emergenza” politica, con l’'obiettivo di depotenziare ogni espressione dissonante dall'’insieme delle politiche antisociali perseguite dal capitale e dai poteri esecutivi, sia nazionale che della UE, nel processo di costruzione del polo
imperialista europeo. 
E'’ necessaria una strategia di coordinamento generale locale e nazionale, non solo per ottenere e mantenere i risultati delle lotte ma anche per resistere a questa spirale repressiva.
In un momento in cui ogni scelta politica è dettata da poteri esterni come quelli di Bruxelles, le misure repressive di questi giorni appaiono come evidenza del fatto che la lotta per la riappropriazione dei territori, del diritto all'’abitare, alla città e al lavoro stia diventando sempre più qualcosa da difendere, contro chi vuole appaltare i territori a speculatori di escludere chiunque non sia in linea con questo progetto. 
Appare come un paradosso il fatto che chi lotta per il diritto all’'abitare riceva come risposta l'esclusione dalla città. Appare un paradosso che il chi lotta per difendere i propri spazi in città, e per costruire luoghi di socialità alternativi ai piani urbanistici di una Bologna che vorrebbe solo
cementificare per il profitto di pochi, riceva in risposta l'esclusione dalla città.

Per questo invitiamo tutti/e al presidio indetto dalla Usb alle ore 17 sotto la prefettura in piazza Roosevelt contro la repressione e per il diritto alla resistenza in solidarietà ai compagni colpiti. 

Rete dei Comunisti - Bologna

"Cari compagni, perché non sostenete la Lista Tsipras?"

Una lettera inviataci dal compagno Nicola Vetrano di Napoli e la riposta dei compagni della Rete dei Comunisti.

*** *** ***


Care e cari Compagni,io credo che la Rete dei Comunisti debba provare ad interloquire con l’esperienza  di una lista avanzata in Italia attorno alla candidatura di Tsipras,compagno greco cui va la mia stima,alla Presidenza della Commissione U.E., io credo anche che Ross@ unitariamente debba rapportarsi alla lista Tsipras.

Non mi sfuggono alcune genericità dell’appello da Tsipras rivolto a chi in Italia volesse sostenerlo,che ovviamente derivano dal ruolo primaziale che hanno gli esponenti della cd. Società Civile nella promozione della lista in Italia,

ma in Italia non credo che si potesse partire dalle cd. Forze Politiche di sinistra,che si riconoscono nel G. U. E al Parlamento Europeo e nel Partito della Sinistra Europea,che ha avanzato la suddetta candidatura del compagno greco.

In Italia,dopo il fallimento,tra l’altro anche nel mimetismo politico,della sinistra politica appresso ad Ingroia l’anno scorso,tale parte politica non ha la forza e l’autorevolezza di proporsi come punto di riferimento al popolo,anche perché nemmeno la generosa esperienza unitaria della Federazione della Sinistraha continuato ad andare avanti in maniera unitaria,minata dalle sue intime contraddizioni riguardo al rapporto col PD,legato alle pulsioni elettoraliste di larghe componenti del suo ceto politico di comando

Ma il punto vero non e’ questo: con Tsipras e’ in campo, per la prima volta nel campo della UE.,una ipotesi alternativa di sinistra alla governance europea tecnocratico-liberista.

Non è importante,a mio avviso,compagne e compagni,il grado più o meno grande di alternatività della proposta politico-culturale del compagno Tsipras,né alcune aperture tattiche a destra del suo fraseggiare politicamente,né indebolisce la sua proposta il fatto che in Italia lo appoggi S.E. L., chè anzi ha dovuto riconoscere la sua profonda incapacità di agitare in Europa la scelta di allearsi col PD, in Europa affratellato a conservatori,neoliberisti  e membri di lobbies,che determinano,almeno dagli atti di Pascal Lamy in poi,alla fine degli anni “90,tutte le scelte sovranazionali più asservite agli interessi del grande capitale contro ambiente,natura,vita,lavoratrici e lavoratori del Vecchio Continente,inseguendo il più basso costo del lavoro possibile e lo sfruttamento peggiore e più cieco di tutte le risorse naturali,a partire dall’acqua e dall’aria.

La Rete dei comunisti ha avanzato una proposta strategica di rottura dell’Unione Europea,almeno sotto il profilo di una doppia circolazione di moneta,tra area Nord ed area Sud,che potrebbe aprirsi ai popoli  ed agli stati del Nordafrica. Questa proposta,finora,non marcia con le gambe nemmeno dei popoli più in lotta,dai greci ai lusitani agli iberici,dell’Europa,mentre in Egitto le contraddizioni della  rivoluzione sociale e generazionale con l’islamismo politico spingono larghe masse a rifugiarsi sotto il paternalismo nazionale ed autoritario,ma molto “contemporaneo” dell’Esercito,con il ruolo che ha in esso il welfare bonapartistico - nasseriano della sua organizzazione,nata in epoca pro-sovietica,poi finanziata dagli USA in chiave di contenimento delle possibili alleanze politico-militari antisraeliane.

Non e’ sbagliata la proposta della Rete dei Comunisti, ma per ora non marcia e non marcia perche’ manca all’appello anche, nella possibile riunificazione delle lotte, un altro attore fondamentale: i popoli dell’est europeo.

Essi, all’interno della U.E.,hanno dato vita,nel silenzio della stampa mainstream italiana, a straordinari cicli di lotte in Romania -minatori,operai dei cantieri,coloro che rivendicavano la prosecuzione di un’assistenza sanitaria non a pagamento,con l’apertura di una vera crisi istituzionale- e Bulgaria,con l’assedio “indignato” al Parlamento,mentre in Slovenia si va riscoprendo,dentro la crisi,il valore fondamentale del comunismo titoista in chiave juogoslava,in Lettonia ed Estonia si contestano gli accordi con le Centrali del capitalismo transnazionale,in Polonia si è rallentata l’adesione all’Euro,per mantenere i tassi di crescita di quell’economia,la quale ha fatto da radiofaro attrattore per l’Ucraina dell’Ovest,aprendo un altro scenario di crisi,ai margini della U.E.,in cui la U.E. stessa diventa “oggetto del desiderio”,ma non vuole farsi coinvolgere più di tanto per non stravolgere i suoi dettami neoliberisti nella concessione di crediti ed aiuti.

A questo punto,se oggettivamente in tutta Europa  larghe masse avvertono il morso della crisi e della sua gestione neoliberista,non vi è ancora soggettivamente un percorso di unificazione delle lotte,né all’interno dei vari segmenti che subiscono lo sfruttamento,se non forse alcune punte avanzate in Grecia e Spagna,mentre in Italia, absit iniuria verbis, solo dai forconi meridionali e poi torinesi,è venuto qualche elemento di unificazione tra disoccupati,lavoratori impoveriti e ceti medi declassati. Ciò è stato anticipato dalle iniziative su Equitalia del 2012 a Napoli e vive nelle proteste radicali della parte più giovane e meno garantita dell’Avvocatura centromeridionale da oltre due anni.

Se questo è vero,se il processo di unificazione e di presa di coscienza va costruito con cura,mentre sempre nuove sfide dall’alto rendono affannosa anche la vita  quotidiana (mi riferisco ai quasi commissariamenti delle due metropoli del Centrosud continentale,Napoli e Roma,al taglio selvaggio del trasporto pubblico locale,ai costi esorbitanti della sanità,che vede anche iniqui meccanismi di ripartizione delle spese tra Sud e Nord,al naufragio dell’assistentato materiale per anziani e disabili,al taglio di scuola,cultura,possibilità di espressione e formazione autentiche)

Allora e’ anche necessario che di questo si parli nell’arena della rappresentazione politica,fuori dal balletto italiano tra Renzi, Letta e Berlusconi,che nasconde la ferocia interessata delle loro classi di riferimento, fuori dalla triangolazione mortifera tra Bce,Commissione ed Fmi,che e’ l’origine ultima di tutti i mali,nei paesi dove opera,dalla Grecia all’Egitto,in quelli dove potrebbe essere chiamata ad operare,l’Ucraina.

Occorre essere in campo e superare le soglie di sbarramento per portare,anche al Parlamento Europeo,la rappresentazione del conflitto sociale crescente in atto; sarà anche “diritto di tribuna”, ma una cassa di risonanza degli sfruttati,in una società complessa come quella attuale, ci occorre.

Da ultimo ce lo dicono anche le vicende giudiziarie degli ultimi giorni,a Roma contro il movimento per la casa,a Napoli contro quello dei precari e disoccupati:anche l’altro potere dello Stato,quello magistratuale,può sempre più tralignare dai suoi compiti istituzionali,assorbendo il pensiero dei dominanti,se sono solo i dominanti a stare per intero sulla scena pubblica,ripetendo e facendo ripetere a pappagallo dai media ossessivamente il loro mantra,fatto di sacrifici per le e gli altre/i,di benefici per loro.

Non si tratta solo della pur benefica vicinanza e tutela che alcune presenze istituzionali arrecano a chi lotta,come si è visto ieri sera alla bella assemblea a Napoli presso la sede autogestita del Coordinamento di lotta per il lavoro,o come accade nella relazione in Val di Susa tra M5S e movimeno No Tav o come nelle vicende siciliane del No-Muos.

Si tratta di altro,e di più:le ragioni di una sinistra radicalmente opposta a questa costruzione dell’Unione Europea devono avere visibilità e spazio nella fabbrica di produzione di opinioni e consenso,che è fatta anche di competizioni elettorali:questo aiuta anche il radicamento dal basso e la presa di coscienza da parte degli sfruttati.

Marx a metà dell’Ottocento ci ammonì,ammonì i comunisti,dell’ineluttabilità della nascita dei moderni Stati Nazionali,dalla Polonia all’Italia,dalla Romania alla Grecia,alla Germania,superando i vecchi Imperi autocratici e feudali,ci disse che la lotta per la libertà nazionale andava innervata degli ideali comunisti,internazionalisti.

Oggi la costruzione del SuperStato Europeo è ineluttabile,le costruzioni sovrannazionali avanzano in tutto il mondo; quello europeo troverà,anche politicamente,come già avviene nell’economia produttiva e finanziaria, un sistema di appeasement anche con la Russia,che non è fuori dalla sempre più inumana catena del valore capitalistico:bisogna guardare,anche ad Est ai popoli,fatti di donne ed uomini in carne ed ossa,prima che alla dimensione geopolitica: è dentro le esigenze delle classi in lotta  che bisogna combattere per spezzarne la natura imperialistica,non certo sottraendosi alla sfida,perché sottrarsi di fatto(poiché in politica,come nella vita,spesso tertium non datur)vuol dire rilanciare non differenti idee di unione tra popoli ma l’ognun per sé dei singoli Stati Nazionali,quindi delle alte borghesie locali,nemmeno disposte più a seguire questa strada,mentre le lotte dei proletari e di quelli che stanno in mezzo non esprimono a livello politico “governo alternativo” al di là delle illusioni di alcuni gruppi politici.

In America Latina,fatto fallire il Nafta,anche con il determinante aiuto degli zapatisti, Chavez, Castro,Correa,Lula non si sono rifugiati nella forza relativa delle loro borghesie nazionali o delle materie prime,che pure potevano esportare,hanno dato vita alla Celac,coinvolgendo anche il Messico e la Colombia,ed all’Alba i Governi politicamente più avanzati, stando sempre pure nella Celac –Comunità dell’America Latina-

Non credo che convincerò la Rete dei Comunisti,dai cui editoriali già sono venute etichette tanto facilmente liquidatorie,quanto infondate,sulla lista Tsipras,della bontà della mia proposta,ma,credetemi,compagne e compagni,quello che propongo non è assolutamente sbagliato,occorre anche una prospettiva in tempi politici alle lotte che contribuiamo a determinare. Mi rivolgo a Voi per la stima che Vi porto.

Per quanto riguarda Ross@,ognuna delle sue componenti si regola come ritiene giusto rispetto alla lista Tsipras,il contrario di quanto sarebbe stato auspicabile,rispetto a quella esperienza Ross@ avrebbe dovuto mettere in campo una riserva di massa critica e di proposte,anche di candidature perché per davvero il conflitto sociale italiano trovasse casse di risonanza nelle poco frequentate aule dell’Europarlamento,con una vera cessione di sovranità delle sue componenti politiche organizzate rispetto a questo processo.

                                                                                                         Nicola Vetrano

 

 

 

 

Una risposta alle osservazioni del compagno Nicola Vetrano

 

Il compagno Nicola Vetrano, compagno napoletano stimato e attivo da molto tempo, ci ha inviato una lettera piuttosto impegnativa. Da un lato invita sia la Rete dei Comunisti che Ross@ a sostenere la candidatura di Tsipras alle prossime elezioni europee, dall’altro affianca a questa conclusione una analisi articolata della realtà dell’Europa del XXI Secolo e delle sue contraddizioni.

Rispondiamo volentieri a questa lettera per quanto ci compete come RdC, come noto Ross@ è un movimento più articolato e ampio nelle sue soggettività ed ha già prodotto – rispetto alle elezioni europee – una posizione conseguente a questa sua composizione.

 

La prima questione è relativa al rapporto tra forze politiche organizzate e liste espressione, in maggiore o minore misura, della c.d società civile. Nulla in contrario al fatto che liste antagoniste debbano e possano avere una rappresentatività più ampia di quella espressa dalle forze politiche organizzate, anzi. In questo rapporto agisce sicuramente la percezione estenuata dei partiti della sinistra, del loro passato e del loro presente, degli errori, delle giravolte, del tatticismo elettoralista che li hanno contraddistinti fino al logoramento, ma agisce anche quella contraddizione rimossa secondo cui le forze organizzate dovrebbero ridursi esclusivamente a portare l’acqua, attraverso il loro insediamento territoriale ed organizzativo, a figure della società civile che bypassano completamente il loro radicamento e la loro rappresentatività sociale, spesso misurata solo sulla maggiore o minore esposizione mediatica.

Tsipras è indubbiamente migliore dei candidati del partito unico che vede conservatori e socialdemocratici convergere sui parametri liberisti nella strategia imposta per i paesi e i popoli dell’Unione Europea, ma è anche vero che abbiamo imparato sulla nostra pelle come “il meglio sia nemico del bene” e appaia spesso come il volto nobile del meno peggio che ha travolto la sinistra italiana in tutte le sue versioni.

Il programma che gli azionisti di riferimento hanno imposto alla candidatura italiana di Tsipras non indica in alcun modo quella rottura con l’Unione Europea – incluse le ipotesi di fuoriuscita dalla Ue e dall’Eurozona – che a nostro avviso è oggi la sola prospettiva di cambiamento e sopravvivenza percorribile per i lavoratori, i disoccupati, i settori popolari nel nostro e negli altri paesi europei, i paesi Pigs soprattutto. La sua piattaforma non è dissimile da quella dei social forum di dieci anni fa, mentre la situazione oggettiva e soggettiva del paese e dell’Europa è radicalmente cambiata.

E’ possibile che la lista Tsipras in Italia superi il feticcio della soglia di sbarramento e porti qualche deputato italiano di sinistra nell’Europarlamento. Questo rimetterà in circolazione un po’ di soldi per le iniziative e un minimo di tribuna per alcuni esponenti della sinistra italiana. E poi? Si ricomincerà nuovamente a “tirare per la giacca” i socialdemocratici europei affinchè facciano scelte che non intendono in alcun modo fare? Quanti Prodi dovremo ancora ingoiare?

Perseguire una prospettiva di rottura significa, al contrario far saltare tutti i paletti messi sul percorso. Non è un caso che nelle settimane scorse abbiamo evidenziate la nostra differenza con Negri e Mezzadra che sostengono la lista Tsipras proprio a partire dai presupposti. Per loro, come per altri un aumento dell’astensionismo e una crescita delle forze antieuropeiste sarebbe una jattura, per noi è invece una condizione minima di ripartenza.

Quando pensiamo alla ripartenza non abbiamo in mente lo sprint che il compagno Vetrano vorrebbe e vedrebbe nel risultato della Lista Tsipras (e sulla cui efficacia nutriamo seri dubbi). Il compagno Vetrano ritiene che la proposta avanzata dalla RdC di uscita dall’Unione Europea e di costruzione di un’area alternativa euro mediterranea, non abbia ancora le gambe per marciare e quindi non sia spendibile. Ma il problema è proprio questo. Sono ormai decenni che la sinistra alternativa in Italia ha completamente perso di vista “la prospettiva” per concentrarsi sempre sulle scappatoie più a portata di mano… e i risultati si sono visti: sono esattamente quelli che hanno portato a questa situazione di crisi, disorientamento e disgregazione i militanti della sinistra e il loro rapporto con la società (quella vera, brutta, sporca e cattiva, non quella dei social network).

Ridefinire, delineare e ridarsi una prospettiva per il cambiamento non può che partire dalla rottura e dalla diffusione della idea della rottura del quadro esistente, qualcuno la chiama rivoluzione. La lista Tsipras questa idea non la dà perché non ce l’ha. Abbiamo già scritto che, a nostro avviso, Tsipras il meglio di sé lo ha già dato.

Non insistiamo poi su quel dettaglio che vede i candidati espressione dei movimenti reali, delle lotte etc. finire sistematicamente fuori dai risultati finali elettorali. Un esempio tra tanti, è quello del compagno Nunzio D’Erme che nelle elezioni europee del 2004, nonostante migliaia di preferenze raccolte tra i movimenti sociali, alla fine venne tenuto fuori dall’Europarlamento per fare posto ad un altra candidata indipendente nel Prc meno dissonante dalla politica politicienne. Infatti già adesso le personalità più conosciute (Camilleri, Spinelli etc.) hanno annunciato che si candideranno ma poi cederanno l’eventuale scranno al Parlamento Europeo. Che significa questo? Che ci si accapiglierà di nuovo sui primi o secondi dei non eletti, sulle opzioni nei vari collegi etc. etc. L’arrivo in questa avventura elettorale di compagni di strada come Sel (il cui simbolo alla fine sarà quello della Lista Tsipras per un’Altra Europa) rafforza e non indebolisce questo scenario non certo entusiasmante né gratificante per chi magari sui territori lotta, organizza e attiva i movimenti sociali, il sindacato conflittuale etc.

Ma il compagno Vetrano non pone solo la questione del mancato entusiasmo per la Lista Tsipras ed entra nel merito anche della proposta politica di cambiamento avanzata dalla Rete dei Comunisti con l’ipotesi di fuoriuscita dall’Unione Europea e, contestualmente, della costruzione di una area economica alternativa euro mediterranea.

Affermare come dice il compagno Vetrano che il SuperStato Europeo è ineluttabile è una aggettivazione che non ci sentiamo di condividere, al contrario pensiamo che proprio questo nuovo apparato statale sovranazionale e imperialista vada contrastato e, se possibile, messo in crisi e distrutto, perché è pericoloso, antipopolare e antidemocratico. Non solo. Proprio perché siamo consapevoli che la soluzione nazionale non sia più sufficiente, riteniamo che la sfida dell’integrazione regionale tra paesi diversi, sia una soluzione che possa e debba essere praticata, così come hanno fatto alcuni stati latinoamericani dopo aver mandato a carte per l’aria il progetto imperialista statunitense dell’Alca. La nascita di poli di integrazione sovranazionali con criteri diversi e antagonisti a quelli imperialisti, è forse l’unica via d’uscita ad uno scenario di immiserimento sociale e di guerra che le classi dominanti stanno delineando come futuro a breve scadenza, ma per provarci occorre rompere le gabbie esistenti come l'Unione Europea. E’ errato ritenere – come segnala il compagno Vetrano – che i paesi dell’Europa dell’Est siano esterni o estranei a questa nostra ipotesi, al contrario l’analisi dei sistemi produttivi e delle vicende storiche ci fa ritenere che i lavoratori dei paesi dell’Est – insieme con quelli del Mediterraneo Sud - debbano svolgere un ruolo decisivo nella costruzione di una area economica alternativa all’Unione Europea e all’Eurozona.

Il problema è che questa discussione e questa prospettiva dentro il percorso che ha portato alla Lista Tsipras è completamente assente. Se la Lista Tsipras riuscirà a superare il quorum ne saremo lieti, ma non riteniamo che questa possa e debba essere la priorità nel processo di ricostruzione di una sinistra di classe e della rappresentanza politica del blocco sociale antagonista nel nostro paese.

Non ce ne voglia il compagno Nicola Vetrano che sappiamo vicino e attento alle nostre elaborazioni e  al quale ricambiamo reciprocamente la stima.

 

Rete dei Comunisti

1 Marzo della dignità

 
Oggi Primo Marzo, giorno dei migranti e dei rifugiati, abbiamo ritenuto di dare solidarietà attiva ad Asia-Usb nella costruzione del Centro di accoglienza autogestito Lampedusa, ex-cliniche Beretta di via XXI aprile, insieme a decine e decine di rifugiati politici, dando così una casa anche a Bologna alla Carovana dei diritti su Bruxelles della prossima estate. 
La campagna “Noi Restiamo” ha avviato la sua prima tappa organizzativa con il Centro Studio Occupato di via Irnerio , all'interno dell'occupazione abitativa delle Case “Nelson Mandela” perché crediamo che sia l'internità alle lotte che partono dai bisogni a creare percorsi possibili di cambiamento che mettano al centro le esigenze delle classi popolari. 
Continuiamo questa giornata unendoci con Asia al corteo partito da Piazza dell'Unità oggi pomeriggio, al fianco di tutte le lotte che in città vedono la componente migrante come parte fondamentale del blocco sociale da ricostruire nel contesto continentale devastato dalla costituzione del blocco politico-economico Europeo incarnato nell'UE. 
Se riconosciamo il loro ruolo ai migranti, si tratta di andare oltre la pura rappresentazione dei soggetti in campo, e di individuare i collegamenti fra migranti, precariato nostrano, e residui di lavoro garantito. Dobbiamo indicare, se si vuole condurre battaglia politica su questi temi, chi e come crea le condizioni sociali di emarginazione e degrado etico e materiale delle classi popolari e dei migranti che con esse condividono l'esistenza. 
L'abbassamento generale della condizione di vita di queste persone è un'esigenza oggettiva della costruzione dell'unione politico-economica europea, soprattutto in quei paesi come Spagna, Italia, Grecia, la “periferia mediterranea”(i PIIGS), per i quali si è decisa la funzione di periferia produttiva funzionale al capitale nordico, in particolare tedesco, in parte francese e scandinavo. Non si tratta di nazionalismo. Ricordiamoci che l'UE non è espressione dei popoli europei, ma espressione cosciente e voluta di unione di intenti e di interessi delle classi dirigenti e dei gruppi industriali-finanziari dei paesi europei dal dopoguerra a oggi, e quindi la funzione che ha è proprio quella della normalizzazione capitalista continentale per reggere la competizione internazionale e mantenere il ruolo di potenza mondiale. Si configura così come la costruzione di un super-stato, al cui interno i paesi membri, le diverse regioni hanno ruoli differenti determinati dal loro peso specifico. 
E sul lato esterno questa volontà e ruolo è ancor più evidente, in particolare se pensiamo all'immigrazione: da dove provengono questi migranti e rifugiati? Quali condizioni li spinge ad affrontare un viaggio attraverso mare e deserto per cercare qui, in un continente in crisi, delle condizioni di vita migliori? Verifichiamo la loro nazionalità, e ci facciamo rapidamente un'idea precisa: i casi più disperati, quelli che si trovano in centiania a lasciarci la pelle nel Mediterraneo, vengono da Afghanistan, Irak, Somalia, Libia, Siria(per citarne i più recenti). Scenari di guerra in cui l'Unione Europea e i suoi paesi membri hanno un ruolo determinante all’interno e insieme alla NATO, particolarmente con la costituzione di un esercito comunitario, di cui la Francia è principale promotrice. 
È facile riconoscere il ruolo imperialista degli USA, più difficile ricondurre lo stesso ruolo al super-stato europeo che ci hanno dipinto nei decenni come “il capitalismo dal volto umano”, “lo spazio comune dei popoli”, “nobel per la pace” e difensore dei diritti umani nel mondo. 
Con questa coscienza, e con la volontà di proseguire nella ricerca di spazi politici e sociali di rottura e di cambiamento, "Noi Restiamo", insieme alle organizzazioni e ai soggetti, migranti in testa, che con la Carovana per i diritti rimettono al centro l'unica grande opera di cui abbiamo bisogno: casa, reddito e dignità!
 
CSO Terzopiano - Noi restiamo

 

Comprendere la realtà per lottare contro l’imperialismo



Ha avuto un buon esito l'iniziativa promossa dalla Rete dei Comunisti ieri sera a Pisa, dal titolo "Dall'Ucraina al Venezuela: il filo nero delle ingerenze imperialiste nel XXI secolo". Nell'introduzione è stata messa in evidenza la cornice nella quale si inseriscono le aggressioni a Ucraina e Venezuela delle ultime settimane: due paesi molto diversi e lontani tra loro sono nel mirino degli imperialismi impegnati in una competizione globale tanto più feroce quanto più si approfondisce la crisi sistemica del capitalismo. L'imperialismo si configura come processo materiale, concreto, che unifica grandi aree economiche, trasformando la realtà che ci circonda, attraverso gli strumenti di sempre: l’aggressione mediatica, politica, economica e infine armata, per conquistare territori e mercati, imponendo le proprie ricette a paesi indipendenti o legati a potenze concorrenti. L'intervento di Marco Santopadre ha poi puntato l'attenzione soprattutto sugli sviluppi della situazione in Ucraina, analizzando la composizione delle forze nazifasciste che hanno preso la testa delle rivolte europeiste di Piazza Maidan, svolgendo come sempre il ruolo di "teste d'ariete" al servizio dell'interesse strategico del polo imperialista europeo ad allargare l'Unione Europea ad est, per sfruttare la manodopera a basso costo di milioni di ucraini e le risorse energetiche del Paese e per stabilire un avamposto a ridosso della Russia. Il dibattito è stato occasione per approfondire la posizione che come Rete dei Comunisti portiamo avanti nel sostenere il diritto all'autodeterminazione dei popoli, senza atteggiamenti di "tifoseria", appoggiando le forze antimperialiste, rivoluzionarie e democratiche dei Paesi vittime delle aggressioni. Nel caso del Venezuela la solidarietà e il sostegno si traduce nell'appoggio incondizionato al popolo bolivariano e al suo governo rivoluzionario, impegnato in una transizione al socialismo e che sta dimostrando in questi giorni di essere in grado di affrontare la guerra economica e la destabilizzazione ad opera di gruppi di estrema destra con imponenti mobilitazioni popolari di operai, giovani, donne, contadini.

L'iniziativa è stata un importante momento di approfondimento di questi temi nella nostra città: ma la comprensione delle dinamiche dell'imperialismo nel XXI secolo deve essere la base, per i comunisti, gli antimperialisti, i democratici, per rilanciare momenti di lotta contro la guerra e per l'autodeterminazione dei popoli. La Rete dei Comunisti è impegnata a seguire costantemente lo sviluppo degli avvenimenti in Ucraina e in Venezuela, e a organizzare altre iniziative pubbliche e di lotta nel prossimo futuro.

Rete dei Comunisti Pisa

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