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Lavoro mentale e comunicazione deviante: due terreni di battaglia culturale e politica


Una presentazione a due elaborati di Guglielmo Carchedi e Luciano Vasapollo/Rita Martufi

La pubblicazione, circa un anno fa, del saggio di Guglielmo Carchedi Lavoro mentale e classe operaia- edito dalla Rete dei Comunisti, luglio 2017 - ha contribuito indubbiamente al rilancio ed all’ulteriore approfondimento della discussione su alcuni snodi teorici e culturali che attengono alle moderne forme della produzione/riproduzione capitalistica.

Un dibattito, particolarmente necessario, a fronte di svariate distorsioni e di vere e proprie castronerie teoriche che, spesso, hanno volgarizzato/banalizzato le categorie di Marx riducendole o a mere considerazioni “economiche” o “datandole” in un arco temporale passato che oggi sarebbe stato sussunto e bypassato dalla cosiddetta postmodernità.

Non a caso Guglielmo Carchedi in questo saggio – ma nel complesso di tutta la sua lunga ed articolata serie di studi e riflessioni – colloca, correttamente, il lavoro mentale nel modo di produzione capitalista come quello manuale, pur nelle relative differenze e specificità.

Per Carchedi - ma potremmo dire per Marx - l’intera gamma del lavoro mentale si configura come forza lavoro sottoposta, comunque, ai variegati processi di sfruttamento e di appropriazione di pluslavoro.

Infatti, in questo scorcio della mondializzazione del capitalismo, siamo immersi in un contesto dove il capitale fisso assume dimensioni mai date in epoche storiche precedenti e dove il lavoro mentale trova la sua collocazione nella produzione di profitto e nella configurazione (ideologica e materiale) di nuove gerarchie di comando del lavoro e dell'insieme delle forme di vita.

Bene, quindi, ha fatto la Rete dei Comunisti ha pubblicare questo saggio il quale – al pari di tutta l’attività teorica e della complessiva “battaglia delle idee” che la RdC sviluppa ad ampio raggio – costituisce un supporto analitico fondante all’iniziativa strategica che come Organizzazione Comunista conduce nel nostro paese e nell'intero spazio europeo.

Una iniziativa che si sforza, costantemente, di stare al passo con l’accelerazione delle contraddizioni della fase politica generale e delle “complicazioni” che si determinano nel blocco sociale di riferimento e nell'intera società. Complicazioni e problematiche ascrivibili sia sul piano oggettivo relativamente al corso storico ed immediato del modo di produzione capitalistico e sia sul versante  delle forze soggettive della trasformazione e del cambiamento sistemico.

In tale contesto e con questa attitudine politico/pratica (che resta militante) il contributo di Guglielmo Carchedi e la discussione sviluppata in questo periodo sono un segno non solo della vigenza del marxismo nell'attuale contemporaneità ma rappresenta, in ogni caso, un buon viatico per quanti sono interessati non solo ad indagare la complessità sociale ma anche a trovare gli strumenti analitici e materiali per trasformarla alla radice.

All’interno di questa intrapresa collettiva la ripubblicazione aggiornata del testo di Luciano Vasapollo e di Rita Martufi La comunicazione deviante. Gorilla ammaestrati nella nuova catena del valore (edizioni Efesto, 2018) è un altro tassello della riappropriazione, di parte marxista, di un dibattito e di una discussione su questioni ritenute, spesso, “accessorie e secondarie” dalla vulgata della “sinistra” (specie quella Occidentale) la quale ha, di fatto, contribuito ad incentivare la subordinazione delle classi subalterne all’egemonia delle totalizzanti e pervasive forme del dominio capitalistico.

Infatti una ripresa del marxismo in questa sfera della discussione – come ribadito da Vasapollo e Martufi – è da inquadrare nell’attuale fase di mondializzazione dello sviluppo capitalistico e nell’accentuarsi di tutti i fattori di contraddizione di questi insopportabili rapporti sociali.

Gli autori indicano che le attuali dimensioni della “comunicazione” sono caratterizzate da un uso intensivo della scienza e della tecnologia nella produzione, a un livello qualitativamente e quantitativamente nuovo rispetto al passato. Oggi si assiste e si subisce un'implementazione della conoscenza come fattore produttivo fondamentale, come elemento di vantaggio competitivo, con la messa diretta a produzione della comunicazione. 

Un complesso e stratificato comparto dove si attuano e sperimentano nuove modalità per "ammaestrare il gorilla" – qui Vasapollo e Martufi utilizzano la terminologia di Gramsci, mutuata proprio da Taylor - ovvero per costruire un lavoratore produttivamente e ideologicamente subalterno agli interessi della ristrutturazione capitalistica; il tutto nel tentativo di risolvere la crisi globale in una nuova e più feroce dimensione del conflitto di classe, nel dispiegarsi delle modalità della guerra capitalista, militare, economica, sociale, psicologica, massmediatica.

Da segnalare nel testo di Vasapollo/Martufi l'aver mantenuto, nella nuova edizione del libro, la lunga e densa prefazione alla prima edizione, scritta nel 2000, dal compianto Alessandro Mazzone, egregio studioso di Marx e “compagno di strada” - sul crinale della ricerca teorica e del tracciato d'impostazione della Rete dei Comunisti agli inizi della sua enucleazione politica ed organizzativa.

Una prefazione tutt'altra che formale la quale colloca le analisi e le osservazioni di Vasapollo/Martufi sul tema della “comunicazione” nella generale riflessione di Antonio Gramsci (Quaderni dal Carcere) e di Karl Marx (Primo libro del Capitale) operando, quindi, una sistematizzazione scientifica oltre ogni suggestione, anche inconsapevole, sociologica e/o impressionistica di una fenomenologia che assume, con tempi e forme sempre più veloci ed avanzate, una rilevante importanza nell'assetto e nello sviluppo del Modo di Produzione Capitalistico.

Questi due testi, dunque, sono nuovi contributi a quella cassetta degli attrezzi che i comunisti devono arricchire e, possibilmente, adeguare continuamente alle potenti e veloci trasformazioni che si palesano nella società. Un esercizio continuo che deve essere un elemento permanente del profilo e della pratica di una Organizzazione che vuole evitare, a tutti i costi, di incarnare una deriva “identitaria” (nel significato più deleterio del termine) la quale ridurrebbe ad una icona inoffensiva un metodo ed una teoria (il marxismo) che resta, invece, una scienza per la rivoluzione.

Particolarmente per ciò che attiene ai diversificati compiti politici che ci attendono i due testi che segnaliamo e che, positivamente, abbiamo recensito sono degli utensili da “maneggiare” per scandagliare il presente e per ricavarne indicazioni analitiche e programmatiche  atte alla critica ed al  sovvertimento di massa di questo odioso corso antisociale.

di Michele Franco - Rete dei Comunisti

Giugno, 2018

 

 

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