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Cesare Battisti: un trofeo della “guerra sporca”

La vergognosa canea a cui siamo costretti ad assistere sull’arresto e la fulminea estrazione di Cesare Battisti, non deve vedere abbassare la testa a chi negli anni e ancora oggi si è battuto e si batte contro un sistema di oppressione diventato sempre più insopportabile.

Il personaggio Cesare Battisti non si presta al ruolo di martire, ma il contesto della sua storia trascende della sua personale esperienza.

1) In primo luogo a intestarsi l’operazione di rimpatrio di Battisti sono due governi, uno ormai dichiaratamente fascista come il Brasile, l’altro con un razzista e un anticomunista viscerale come ministro dell’Interno (l’Italia). Non è un dettaglio trascurabile;

 

2) In secondo luogo non ci sentiamo di condividere la scelta e la rapidità con cui il governo progressista della Bolivia ha ceduto sull’estradizione di Cesare Battisti. C’era una domanda di asilo politico che doveva essere esaminata dal Conare (Consiglio Nazionale per i Rifugiati) boliviano prima di prendere qualsiasi decisione e poi ci sono le leggi internazionali sull’estradizione che avrebbero consentito di non cedere alle pressioni dei governi di Brasile e Italia. Non lo aveva fatto per anni il governo francese, non lo aveva fatto per anni il precedente governo brasiliano. Perché il governo progressista boliviano non ha fatto altrettanto? Nessuno sottovaluta che oggi in America Latina il clima politico sia cambiato in peggio con la restaurazione di governi di destra in Brasile e Argentina e l’indebolimento dell’ondata progressista. Erano prevedibili le pressioni sulla Bolivia, ma la rapidità con cui è stato consentito l’arresto e l’estradizione di Cesare Battisti non assolvono le autorità boliviane dalle loro responsabilità;

 

3) In terzo luogo, in America Latina – diversamente che in Italia – abbiamo visto palesarsi la possibilità democratica che ex guerriglieri come Mujica in Uruguay o Dilma Youssef in Brasile diventassero presidenti, o che in Bolivia e Venezuela ex guerriglieri potessero svolgere incarichi di governo.

Questa possibilità in un paese come l’Italia non è mai avvenuta, perché lo Stato e i partiti politici hanno sempre impedito un vero dibattito politico e storico nel paese sulla “guerra di bassa intensità”, che è stata scatenata e combattuta in Italia dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969 fino ai primi anni Ottanta. La pesantezza di questo impedimento traspare non solo nelle dichiarazioni forcaiole della destra ma anche in quelle di alcuni forcaioli della sinistra.

Da allora è stata sistematicamente negata una soluzione politica sulle conseguenze di quel conflitto ed è stata impedita una amnistia – come esplicito atto politico – che in qualche modo riconoscesse il carattere eminentemente politico - e per tutti i soggetti coinvolti – di quanto è avvenuto nella storia recente del nostro paese.

Non si possono demonizzare i fatti di quel periodo storico con una visione unilaterale che troppo somiglia ad una vendetta del vincitore – lo Stato – e nascondendo che ci furono anche cinquemila prigionieri politici, carceri speciali, torture, sentenze spropositate, leggi repressive anticostituzionali, uccisioni su entrambi i fronti e spesso di persone innocenti. Una “guerra sporca” appunto, combattuta nelle strade e nelle piazze.

L’Italia non è stata e non è ancora uno Stato “normale” e non lo sarà mai fino a quando non farà i conti con la propria storia più recente, anche delle sue pagine più dolorose o sanguinose.

E’ un giudizio impegnativo ma veritiero, un giudizio che anche le autorità boliviane avrebbero dovuto prendere in considerazione prima di concedere rapidamente una estradizione che affida una persona perseguita per gravissimi reati – ma per motivazioni politiche come quelle di ex presidenti o ministri latinoamericani – ad un governo vendicativo e ad uno Stato punitivo.

4) Infine, ma non per importanza, vogliamo riaffermare come la vicenda di Cesare Battisti esuli dal personaggio in questione, ma riponga con prepotenza nel nostro paese una contraddizione ancora aperta sul piano storico e una battaglia politica come quella dell’amnistia, per i protagonisti dei conflitti ormai passati da decenni e per quelli dei conflitti in corso oggi.

 

La Rete dei Comunisti

 

14 gennaio, 2019

 

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