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La FSM contro il golpe UE/Nato in Ucraina

Dichiarazione della Federazione sindacale mondiale sulla situazione in Ucraina

La Federazione Sindacale Mondiale ( FSM ) rende noto alla classe operaia internazionale che i recenti sviluppi in Ucraina non sono "una vittoria della democrazia", come invece la NATO, l'Unione Europea, gli Stati Uniti ei loro alleati rivendicano ipocritamente.

I recenti avvenimenti in Ucraina rappresentano uno sviluppo pericoloso in primo luogo per la classe operaia Ucraina, i popoli della regione e la pace nel mondo.
L'Ucraina è un paese ricco di grandi risorse che producono ricchezza. E 'un paese attraversato da condutture energetiche fondamentali, un paese con una posizione di rilievo nella mappa geostrategica.

Il nuovo governo ucraino, che è formato da forze politiche reazionarie e contro i lavoratori, ha assunto il potere con l'appoggio degli imperialisti americani e dei loro alleati. Il nuovo governo è un fantoccio degli imperialisti, che lo hanno messo lì al fine di promuovere i propri  piani geopolitici e geostrategici.
Allo stesso tempo, gli sviluppi degli avvenimenti  in Ucraina confermano che le organizzazioni naziste e neo  naziste sono strumenti del sistema capitalista e nemici della classe operaia e degli strati popolari.

Il movimento sindacale internazionale di classe esprime la sua solidarietà internazionalista con i lavoratori che vivono in Ucraina.

 Sostiene il diritto dei lavoratori che vivono in Ucraina di lottare contro la barbarie capitalista e contro i pericoli creati dalle rivalità tra USA, Unione europea e Russia.

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Statement of the WFTU/FSM on the recent developments in Ukraine

The World Federation of Trade Unions (WFTU) informs the International Working Class that the recent developments in Ukraine are not “a victory of democracy”, as the NATO, the European Union, the US and their allies hypocritically claim.
The recent events in Ukraine are a dangerous development first and foremost for the working class of Ukraine, the peoples in the region and the world peace.
Ukraine is a rich country with large wealth producing resources. It’s a country with crucial energy pipelines, a country with an important position on the geostrategic map.


The new Ukrainian government, which is formed by reactionary and antilabor political forces, assumed power with the support of the US Imperialists and their allies. The new government is a puppet of the Imperialists, who put it there, in order to promote certain geopolitical and geostrategic plans.


At the same time, the developments in Ukraine confirm that nazi and neo-nazi organizations are instruments of the capitalist system and enemies of the working class and the popular strata. The international class oriented trade union movement expresses its internationalist solidarity with the workers living in Ukraine. It supports the right of the workers living in Ukraine to fight against capitalist barbarism and against the hazards generated by the rivalries between USA-European Union and Russia.

4 March 2014

“La troika utilizza il ricatto del debito al fine di un colonialismo interno dell'Europa“

Qui di seguito una intervista rilasciata da Luciano Vasapollo, economista militante, all'agenzia di stampa cubana Prensa Latina.

L'aggiustamento neoliberale del debito pubblico in Europa ricorda quello applicato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) in America Latina e rappresenta una colonizzazione verso l'interno del vecchio continente, secondo un esperto marxista italiano.  

Potenze come Germania e Francia, ed il FMI, la Banca Centrale Europea (BCE) e la Commissione Europea (CE) si comportano coi paesi del sud del continente (Portogallo, Grecia, Spagna ed Italia) così come gli Stati Uniti con le nazioni latinoamericane, ha detto a Prensa Latina il professore Luciano Vasapollo, dell'Università della Sapienza di Roma. 

Secondo l'accademico, che ha partecipato dirigendo la delegazione del suo paese nel IX Congresso Internazionale Università 2014, ed in altre edizioni anteriori, la borghesia centrale europea agisce per rinforzare l'Euro-polo imperialista e l'area dell'Eurozona, in competenza con l'egemonia degli Stati Uniti, non solo commercialmente bensì nell'ambito monetario, contro il dollaro. 

L'intellettuale marxista italiano propone un'alleanza tra paesi dotata di autodeterminazione, di democrazia partecipativa, con spazi produttivi e commerciali anticapitalisti, capace di evitare ed abbattere la logica neoliberale, rompendo la subordinazione con quello dettato dalle politiche sociali della Troika (FMI, BCE e CE). 

Secondo Vasapollo, la sinistra europea non ha una visione strategica per potere risolvere la crisi in questa regione. 

Per questo-spiega -, ispirandoci all'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (Alba) non pretendiamo che tale modello possa esportarsi, bensì approfittare delle sue esperienze, in quanto ad intraprendere un processo di costruzione di un'area di scambio solidale e complementare che cammini decisa verso la transizione socialista. 

Aspiriamo –ha sottolineato - ad iniziare un processo rivoluzionario, un tragitto classista per un'alternativa destinata all'evoluzione intrapresa dal capitalismo mondiale, la cui crisi non ha uscita e sta conducendo verso una debilitazione radicale dei meccanismi democratici e di partecipazione sociale. 

Il professore italiano ha considerato molto importante la recente realizzazione a L'Avana del II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici, che ha dimostrato che le nazioni dell'Alba (Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Nicaragua, San Vicente e le Granadine, Antigua e Barbuta, e Dominica) non sono sole, contano sulla presenza dei rappresentanti di una trentina di nazioni della regione. 

Si è potuto vedere inoltre il ruolo prioritario di Cuba, che non è una potenza economica, ma sì un esempio di come si può resistere contro il capitalismo. 

Anche di come con intelligenza è possibile creare consenso con paesi che anche se non fanno parte dell'Alba, riconoscono Cuba come un punto di riferimento fondamentale. 

 

 

Centinaia di manifestanti sono stati fermati ieri dalla polizia, durante una manifestazione organizzata di fronte alla Casa Bianca, a Washington, contro la realizzazione del Keystone XL, il controverso oleodotto su cui nei prossimi mesi dovrebbe esprimersi il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Circa mille persone, in gran parte ragazzi, si sono radunate per chiedere al presidente di negare l'autorizzazione all'oleodotto della TransCanada, che dovrebbe portare il petrolio estratto dalle sabbie bituminose dell'Alberta, in Canada, fino in Nebraska, e da lì al Golfo del Messico. Secondo gli organizzatori della protesta, almeno 400 persone sarebbero state fermate dagli agenti.

"Se il partito democratico vuole mantenere il nostro voto, è meglio che si assicuri che il presidente Obama neghi l'approvazione dell'oleodotto" ha detto Nick Stracco, studente di 23 anni presente alla manifestazione, secondo quanto riportato dagli organi di stampa americani. Il dipartimento di Stato, dopo aver presentato un rapporto ambientale che in pratica darebbe il via libera al progetto, deve ora decidere se la costruzione dell'oleodotto sia nell'interesse nazionale; poi, dovrebbe arrivare l'ultima parola di Obama, su una questione che si trascina ormai da anni.

Disponibile il quaderno 'Antifascisti sempre'

E' disponibile il quaderno “Antifascisti sempre”. Si tratta di una pubblicazione della Rete dei Comunisti indirizzata soprattutto ai più giovani, con analisi, documentazione e inchiesta per combattere i fascisti del terzo millennio

Per averne delle copie e organizzare presentazioni, dibattiti pubblici o seminari nelle varie città, potete scrivere a:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Sommario:

Il rischio di un movimento reazionario di massa

Il doppio standard degli apparati dello Stato

I tentativi di contaminare e inquinare le iniziative antimperialiste e contro l’Unione Europea

La discriminante sul ruolo dell’Europa

L'Unione Europea produce fascismo 

Antifascisti oggi. Perché?

Il lavoro sporco dei fascisti del terzo millennio

Le due facce del “lavoro sporco”

Appendice: le connessioni dimostrate tra neofascisti e criminalità organizzata

Piste nere nella malavita organizzata

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Dalla introduzione di Antifascisti Sempre

I fascisti del “terzo millennio”, così si definiscono, puntano a costruire soprattutto nelle metropoli socialmente devastate, un insediamento stabile per la loro presenza, così come sono riusciti a fare in questi anni in numerose città italiane di piccole o medie dimensioni (in particolare a Verona e in alcuni “cuori neri” della Toscana). Nel Nord soffrono la competizione e la concorrenza con il blocco reazionario della Lega, dentro la quale si sono pure riciclati parecchi fascisti in “libera uscita” e che oggi frizionano non poco con la leadership leghista (vedi Tosi a Verona). Come si spiega questa determinazione a voler mettere le mani e i piedi nelle principali aree metropolitane? Casa Pound, ad esempio, in questi anni ha varato un sistema che somiglia molto ad una sorta di franchising, aprendo in molti centri urbani di grandi e piccole dimensioni proprie sedi, costituendo una fitta rete di associazioni rivolte “al sociale” e coordinandone le attività a livello centrale. Una diffusione capillare che rivela l'estensione della rete nera e la consistenza degli appoggi economici, istituzionali e politici di cui gode. Ma a cosa possono essere utili i fascisti “nel terzo millennio”? Non essendoci all'orizzonte rivoluzioni proletarie o l'Armata Rossa pronta ad abbeverare i propri cavalli nelle fontane di piazza San Pietro, come si spiegano l'esistenza, il rafforzamento, il sostegno che i gruppi neofascisti ricevono  da parte di settori non irrilevanti della borghesia italiana?

Lasciate in pace Antonio Gramsci

Un estratto del primo editoriale di Antonio Gramsci per “L’Unità” che ha appena compiuto i suoi 90 anni. 

Sarebbe ora, o meglio, è da tempo l'ora, che il nome di Antonio Gramsci deve essere tolto da sotto a questa testata.

“[...] Quali sono le prospettive che si aprono oggi ai lavoratori? Qual è la natura e la consistenza del regime fascista? Quali sono i mezzi, quali le risorse, per una opposizione efficace? Per un certo tempo i riformisti, specie dirigenti confederali hanno atteso una conversione a sinistra di Mussolini; hanno sperato nel contrasto tra i fascisti della prima e quelli dell’ultima ora; hanno contato sulle pressioni degli industriali… intelligenti contro le «esagerazioni» del regime. Oggi ancora tutta la loro attenzione, tutte le loro speranze sono rivolte alla opposizione costituzionale, dalle cui file sperano di veder saltare fuori il cavaliere senza macchia e senza paura, che giunga a rompere l’incanto, a strappare i denti del drago fascista ed a togliere dall’orrido carcere la giovinetta libertà che vi sta piuttosto malconcia.

Una tale speranza e la politica che se ne ispira, lungi dall’essere un modello di avvedutezza o di abilità politica, dimostrano il totale disorientamento dei socialisti, l’assenza in loro di ogni fiducia nel movimento operaio. Essi si aggrappano alla corrente borghese e democratica perché i consensi delle masse sono venuti loro a mancar. Oggi la classe lavoratrice ha scarsa possibilità di muoversi e di riunirsi: il lavorare con essa e per essa implica grandi difficoltà, metodi nuovi di lavoro, e l’abbandono di tutte le abitudini di comodità e di parassitismo che i facili successi del passato avevano nutrito. Raggruppare dieci operai in una sezione politica, cento in un sindacato richiede oggi un dispendio di energie morali che i dirigenti socialisti sono ben lungi dall’aver accumulato. 

Essi sono ancora oggi per la soluzione più facile, quella che permette di continuare il gioco ristretto a cui hanno per trent’anni affidata la loro fortuna e perciò hanno spostato il campo della loro azione verso i fraticelli meno calpestati, della democrazia e della costituzione.

Noi crediamo invece che la lotta di classe, la lotta cioè del proletariato contro i capitalisti, sia la sola capace di battere in pieno il fascismo. È perfettamente vero che la cosiddetta fraseologia del fascismo, o meglio le varie forme che sono state inalberate volta a volta dal fascismo, riecheggiano di affermazioni e principi che furono in altre situazioni, adoperati nelle lotta contro le classi dominanti. Ma ciò non fa che confermarne da un lato l’incapacità assoluta della piccola borghesia a darsi una dottrina peculiare ed omogenea, dall’altra la sua incapacità a portare a termine da sola uno Stato. [...]

Per lottare contro il fascismo la strategia più intelligente è quella che costituisce i suoi piani, che cerca le sue risorse unicamente nelle classi lavoratrice, che non permetterà manovre molto brillanti, ma porterà dei risultati positivi.
Come raggiungere lo scopo di mobilitare gli operai e i contadini in una unione di difesa dei loro interessi politici ed economici? Noi pensiamo che i margini dell’azione possibile siano ancora abbastanza ampi. Occorre soltanto sapere adattare la forma di resistenza e di lotta alla situazione. La tattica del fronte unico degli operai e dei contadini che noi ardentemente propugniamo, può creare nuove possibilità. Già a tale scopo mirava il programma delle sinistre sindacali che può essere utilmente ripreso e rinnovato! Se i sindacati di mestiere sono immobilizzati dal terrorismo fascista, dalla complice passività dei dirigenti confederali, dalla vecchia e nuova tutela prefettizia, essi possono rispondere col rifugiarsi nelle fabbriche, nelle aziende. Le fabbriche devono diventare i fortilizi del sindacalismo rosso, i fortilizi che il fascismo non potrà incendiare e dove il manganello ed i «decreti» devono arrestarsi davanti al blocco dell’operaio e delle sue macchine, strumenti insopprimibili della produzione.

La politica interna del fascismo offrirà al fronte unico operaio occasioni frequenti di agitazione e di lotte sul terreno concreto degli interessi della classe proletaria. Dalla applicazione del decreto per il lavoro straordinario, alla disoccupazione, dai gravami sui consumi, alla libera contrattazione degli affitti, dalle falcidie dei salari, al sabotaggio delle previdenze sociali; tutti i momenti della vita degli operai e dei contadini hanno subito il contraccolpo dell’offensiva capitalista. Piantando le sue radici e traendo le sue ragioni di essere nelle condizioni stesse di esistenza dei lavoratori, l’azione politica e sindacale per cui si attuerà il fronte unico non accorcerà il suo respiro, né limiterà i propri orizzonti…

Nella situazione italiana odierna le lotte ingaggiate per gli obiettivi più modesti impegnano a fondo, pongono ad ogni passo il problema del regime, collegano il duro travaglio delle classi italiane a quello del proletariato internazionale.
Per cui il fronte unico che si salda in tale lotta non vive alla giornata, non si spezza dopo i primi passi in comune. Quello che oggi si costruisce sta alla base del lavoro di domani, perché una stessa smina ci cresce dentro a mano a mano che si fanno i muscoli ed i nervi al duro cimento. I lavoratori italiani troveranno in esso i quadri efficienti della milizia a cui la loro coscienza di classe imperiosamente li chiama.

(Antonio Gramsci, editoriale del num. 1 del quotidiano «L’Unità» 12 febbraio 1924)

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