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Cercano ostaggi!

Gli arresti, a Roma, del compagno Paolo Di Vetta – ed in contemporanea del compagno Luca Fagiano – rappresentano un preoccupante salto di qualità dell’escalation repressiva contro i movimenti di lotta e l’insieme dell’opposizione politica e sociale di questo paese.

Le modalità spettacolari ed intrise di autentica provocazione con cui la Questura di Roma ha effettuato il fermo di Paolo sono il segno di una protervia che va oltre il mero dato dell’esecuzione di un provvedimento giudiziario e si attestano su un crinale che evoca l’esplicita volontà di cancellare qualsiasi ostacolo tenti di frapporsi al rullo compressore delle politiche di austerity del governo Renzi e dei pescecani dell’Unione Europea.

Le settimane che stanno alle nostre spalle hanno visto montare un livore securitario – a partire dalle continue esternazioni di Alfano post 12 Aprile – contro le manifestazioni di piazza ed il complesso delle espressioni del conflitto sociale.

I continui richiami alla necessità di estendere il cosiddetto Daspo anche ai partecipanti alle manifestazioni, le richieste di vietare i centri delle città ai cortei, le varie inchieste delle Procure contro attivisti e militanti, la quotidiana dose di terapia del manganello sono gli atti concreti con cui gli apparati repressivi dello stato si apprestano ad una ulteriore blindatura delle istituzioni e dell’insieme delle forme della contrattazione politica, sindacale e sociale. Una esigenza vitale, per il capitale, per adeguare la sua forma stato ai tornati della crisi e della competizione globale internazionale.

Contro questa accentuazione del corso repressivo non esistono – come è noto – ricette miracolose a cui possiamo attingere.

L’articolazione e la generalizzazione delle lotte, l’organizzazione del conflitto nei posti di lavoro, nei territori, nell’insieme della società e la ricerca della connessione sociale più ampia sono gli unici antidoti per far pagare, al capitale e ai suoi esecutivi, un costo politico e materiale il più alto possibile ogni volta che si innesta una spirale repressiva e criminalizzante.

Con questa consapevolezza denunciamo l’operato della Magistratura, la gestione dell’ordine pubblico a Roma e nelle altre grandi aree metropolitane e rivendichiamo la scarcerazione di Paolo, di Luca e di tutti gli altri compagni inquisiti.

La piena libertà di lotta, di organizzazione e l’opposizione netta al restringimento delle agibilità politiche e sociali saranno al centro degli obiettivi e delle ragioni del Controsemestre Europeo che ci apprestiamo, in sinergia con altre organizzazioni e reti di movimento, a costruire già a partire dai prossimi giorni.

 

Con l'Ucraina antifascista. Il video della manifestazione del 13 maggio

Lo scorso 13 maggio a Roma la Rete dei Comunisti, il Collettivo Militant - Noi Saremo Tutto, il Comitato Palestina nel Cuore, la Rete No War e il Cso Ricomincio dal Faro hanno promosso una manifestazione di denuncia del colpo di stato fascista in Ucraina sostenuto dagli Stati Uniti e dall'Unione Europea.

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La FSM denuncia la politica omicida nelle miniere della Turchia

La Segreteria della Federazione Sindacale Mondiale ha accolto con grande dolore la notizia della tragedia costata la vita ad almeno 200 minatori e il ferimento di molti altri durante l'esplosione in una miniera di carbone a Soma, in Turchia a circa 250 km a sud di Istanbul, di proprietà della Soma Komur Isletmeleri SA, il 13 maggio 2014. La proprietà privata sulla miniera e la politica orientata al profitto, che riduce l'ammodernamento tecnologico e la manutenzione periodica, la criminale mancanza di misure di sicurezza adeguate e l'intensificazione del lavoro sono le vere cause dell'esplosione di un generatore di energia, da cui è scaturito l'incendio e l'intossicazione da monossido di carbonio di centinaia di minatori. Questa non è stata una disgrazia e non si tratta di un caso isolato: decine di infortuni sul lavoro e mortali incidenti si sono verificati durante tutto l'anno nelle miniere della Turchia. La FSM denuncia il Governo della Turchia e le compagnie che sfruttano le miniere per la loro omicida mancanza di misure di sicurezza e chiede la fine della privatizzazione della ricchezza del popolo, delle risorse naturali, l'ammodernamento della tecnologia utilizzata nelle miniere, l'applicazione immediata dei controlli di sicurezza e l'applicazione di tutte le misure necessarie in tutte le miniere per proteggere la vita del popolo lavoratore. La Federazione Sindacale Mondiale esprime le sue condoglianze alle famiglie e ai cari delle vittime e chiede il risarcimento integrale immediato delle famiglie delle vittime e dei lavoratori infortunati.

Federazione Sindacale Mondiale (FSM - WFTU) 14/05/2014

 

 

USB : Turchia: un nuovo crimine del capitale nella miniera  di Soma

 

USB esprime  indignazione per il nuovo crimine del capitale nella miniera della città di Soma in Turchia occidentale, che ha ucciso almeno 270 lavoratori, mentre centinaia di altri minatori sono ancora intrappolati nella miniera di carbone .

 

La società «SOMA Komur Isletmeleri AS», proprietaria della miniera, ha la responsabilità penale, perché non ha preso neanche le misure di sicurezza  più elementari, ha aumentato il ricorso a subappaltatori e ha incessantemente  fatto  pressione sui lavoratori per produrre il più possibile, in condizioni di lavoro miserabili.

 

Secondo i rappresentanti dei minatori, c'è stata una attiva e proficua collaborazione tra il  management della società SOMA (e di altri gruppi in questo settore di attività) e il governo della Turchia che ha impedito l'adozione e l'attuazione di una legislazione che migliorasse le condizioni di lavoro e l'espansione delle libertà sindacali in molte delle miniere in Turchia, tutto ciò in nome del presunto "sviluppo" .

 

La confederazione USB  esprime le sue sentite condoglianze alle famiglie delle vittime e la sua solidarietà ai lavoratori turchi e alle loro organizzazioni sindacali nella lotta per fermare lo sfruttamento. In Turchia come nel resto del mondo devono essere adottate misure legislative che garantiscano  sicurezza per i lavoratori e punizioni per coloro che si rendono responsabili di crimini sui luoghi di lavoro.

Unione Sindacale di Base 

Bologna. "Sgomberata" iniziativa elettorale del PD

 

Nel pomeriggio del 7 Maggio i compagni della campagna Noi Restiamo assieme alla Rete dei Comunisti, al sindacato USB, a ROSS@ e all'ASIA sono entrati nel luogo in cui doveva avvenire la presentazione dei candidati alle elezioni europee del Partito Democratico.

All’indomani dell’indecente approvazione sulla fiducia, in senato, del decreto legge "Jobs Act", la nuova trovata per creare posti di lavoro sempre più precario e sempre meno pagato, un nucleo variegato di lavoratori, studenti, occupanti di case e migranti ha occupato la sala e impedito l'incontro contestando questo partito falsamente democratico.
Falsamente perchè difende e sostiene il fatto, in maniera completamente autoritaria, che per risolvere i problemi attuali la soluzione sia continuare a supportare il progetto politico dell’Unione Europea, subendo le catastrofiche conseguenze delle politiche di austerità e dominio economico che questa impone.

Unione Europea che se da un lato mostra il volto di garante di una pace sociale (per pochi), dall’altro è agente tutt’altro che pacificatore della maggior parte dei conflitti che si sono svolti e si svolgono ai confini dell'unione stessa.
E oltre a questo la brillante soluzione proposta dal governo Renzi al sempre più desolante panorama della produzione di lavoro in Italia, in un primo tentativo è stata quella di proporre nuove forme di lavoro frammentato e precario, in seconda battuta è quella di farsi auto-delegare la possibilità di esprimersi in materia mediante un disegno di legge.
Noi, come campagna, ci opponiamo alle migrazioni di studenti o neolaureati imposte da una scarsa attenzione alle necessità reali della popolazione e all'impossibilità di costruire le basi per un futuro a tempo indeterminato. Complici di questo sono i meccanismi di smantellamento del welfare, che stanno ormai lasciando sempre più persone senza nemmeno un tetto sulla testa, e tutte quelle che sono misure di creazione di persone che per vivere devono vendersi sempre di più al mercato delle aziende, anche rinunciando ai propri saperi e al proprio senso critico.
Simbolicamente l’atto, da parte dei militanti politici presenti, di “riordinare”la sala dove avrebbe dovuto tenersi il comizio vuole essere la dimostrazione che esiste ancora chi non crede alle favole di una borghesia ben agghindata che si finge portavoce degli interessi del popolo, e che è giunto il momento di operare un cambiamento radicale, sgomberando le stanze inaccessibili dei poteri elitari e riportando la politica nelle strade, nelle piazze, per costruire alternative possibili per il futuro.

Coscienti quindi di chi al momento rema contro un benessere generale per aumentare i propri profitti, noi riteniamo che questo sia solo un piccolo passo di una lotta verso la riappropriazione dei propri diritti, e della tutela di questi.


Noi Restiamo 7/5/2014

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