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Campagna tesseramento RdC 2019

«Colui che attende una rivoluzione sociale “pura”, non la vedrà mai. Egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione. (...) La rivoluzione socialista in Europa non può essere nient’altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti.

 

Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente  – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale, e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, (e) conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i trust odiati da tutti (benché per ragioni diverse!), e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all’abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo (...)»

Vladimir Ilic Lenin, 1916

La straordinaria e attualissima citazione di Lenin torna utile per comprendere la funzione dei comunisti che agiscono nel cuore di un polo imperialista, quello europeo.

La crisi sistemica del capitalismo, conclamatasi nel 2007 dopo oltre 50 anni di incubazione, continua la sua opera di sistematica distruzione dei modelli sociali affermatisi in Europa grazie al conflitto sociale del dopoguerra, guidato da un forte movimento operaio e progressista, nel quale i comunisti svolsero un ruolo egemonico, soprattutto nel nostro paese.

la Storia non si è mai fermata. La “vecchia talpa” ha continuato a scavare e oggi spunta dove le condizioni materiali, sociali, politiche, ma anche storico/culturali, rendono il terreno più friabile alla perforazione.

Le classi dominanti, la borghesia continentale europea e le sue rappresentanze istituzionali, prima colpite attraverso le residue regole della democrazia rappresentativa (il “voto per vendetta” in Grecia, Inghilterra, Italia, Germania), che ha mandato a casa o messo in crisi governi e sistemi di potere, è sempre più messa in discussione nelle piazze. In Francia un movimento di massa senza precedenti nella storia post bellica di quel paese sta minando alle fondamenta il potere di Emmanuel Macron, l’”enfant prodige” che la sinistra europeista aveva lanciato come campione in grado di ricomporre un fronte anti sovranista sino al greco Tsipras.

I Gilet Jaune stanno mandando a gambe all’aria il progetto, spiazzando i residui progetti della “sinistra continentale”, che negli ultimi 25 anni ha accomunato culture ex socialdemocratiche e di “sinistra radicale”, riconvertitesi definitivamente dopo l’89 al liberalismo neo imperialista europeo, per questo impegnate attivamente nell’applicazione delle ricette economiche della troika europea e militari della NATO.

Il distacco tra le larghe masse popolari colpite dalla crisi e questa “sinistra” emerge ad ogni piè sospinto, uscendo dalla polemica politico/ideologica e incarnandosi nelle veloci trasformazioni in atto. Il termine “sinistra” si è trasformato in un epiteto per sempre più ampi settori popolari. In Italia lo si è visto nelle elezioni del marzo 2018, con l’avvento del governo gialloverde, che si è affermato nei quartieri popolari e in settori sociali una volta bacino elettorale della “sinistra”.

Da questo “tsunami” politico non si sono salvate le sigle identitarie comuniste, a dimostrazione del fatto che quel bacino elettorale di riferimento si è definitivamente esaurito. Nessun partito comunista o presunto tale può bypassare la rappresentanza politica accedendo direttamente a quella istituzionale. Il residuo patrimonio elettorale afferente alla storia comunista del nostro paese è stato dilapidato da chi nell’ultimo quarto di secolo ha sostenuto dall’interno governi a guida neoliberista e guerrafondaia.  

Che fare allora?

La Rete dei Comunisti in questi anni si è battuta, in dialettica diretta con i comunisti diversamente organizzati e attraverso i fronti di intervento politici e sindacali che abbiamo contribuito a costituire nel paese, per affermare un altro metodo di intervento politico complessivo, in grado di dare possibili risposte per la ripresa del movimento comunista nel nostro paese.

La funzione dei comunisti deve tornare ad essere di orientamento generale del conflitto di classe che i continui spasmi della crisi sistemica del capitalismo genera, in uno scenario completamente diverso dal passato, in termini di composizione di classe e di percezione di sé del nostro blocco sociale di riferimento.

Il “partito di massa” è venuto meno nella realtà di questa nuova composizione, alla quale occorre rispondere formando e organizzando quadri comunisti che devono svolgere una funzione diretta nelle lotte che si determinano nella società, indicando nel vivo del conflitto ipotesi di rottura dello stato di cose presenti, a partire dall’individuazione della nuova catena di comando del nemico di classe, quell’Unione Europea attraverso la quale la borghesia continentale tenta di sostenere il conflitto interimperialista in corso.

Di seguito riportiamo un brano tratto dal Manifesto Politico della RdC dell’aprile 2011 che chiarisce cosa significa per noi ricostruire oggi una funzione comunista non residuale:

"Non esiste nessuna seria organizzazione comunista che non sia radicata nella classe. Non si forma nessun quadro comunista se non si fanno i conti in prima persona con questa necessità nella militanza quotidiana e nella concezione del mondo. Il rapporto di massa è un terreno di verifica importante e va compreso come possa effettivamente svilupparsi nella società. Alla disgregazione materiale indotta dalla riorganizzazione produttiva e sociale si risponde con un forte ruolo della soggettività nei processi di ricomposizione del conflitto di classe; pensare di avviare questi percorsi, vitali per le forze comuniste, partendo immediatamente dalla politica o da una sua dimensione autonoma e astratta e non, invece, dalla comprensione teorica di come si costruisce il rapporto di massa, qui e ora, significa continuare a seguire una via senza uscita. Far crescere il rapporto di massa organizzato, e di conseguenza la coscienza di classe, fornire ai quadri politici un metodo di lavoro e degli strumenti interpretativi adeguati alle caratteristiche della classe reale è un compito al quale i comunisti non possono sottrarsi. È partendo da questi elementi che vanno intrapresi i processi di ricostruzione. Crediamo di poter affermare, perciò, che oggi l’Organizzazione dei comunisti non può che avere il carattere della militanza dei quadri e anche quello della ricerca di una qualità intesa come capacità edificatrice di un punto di vista organico al mondo moderno.

Il carattere militante di una Organizzazione di quadri non significa ipotizzare una chiusura settaria ma è, al contrario, la condizione necessaria per sviluppare al massimo una funzione di massa, per costruire processi larghi di organizzazione dovunque questo sia possibile, al di là di ogni concezione schematica e ossificata della classe e che coinvolga, invece, tutti i settori sociali, culturali e produttivi che hanno il comune interesse a una trasformazione sociale. Solo così diviene chiara la funzione dei progetti di costruzione della rappresentanza sociale, sindacale e politica, organizzata e indipendente, di quel blocco sociale che è penalizzato dallo sviluppo del capitalismo e dalle contraddizioni che questo stesso sviluppo genera; ed è su questa chiarezza che è possibile fondare il senso stesso dell’essere comunisti oggi”

La frase di Lenin che apre questo scritto, finalizzato a rilanciare la campagna di iscrizione alla Rete dei Comunisti per il 2019, esemplifica una mentalità ed una cultura politica che, quando praticata, ha prodotto i migliori risultati per lo sviluppo del movimento comunista.

Oggi siamo nel pieno di una crisi sistemica senza precedenti del modo di produzione capitalistico, quindi in una condizione teoricamente ottimale per innescare processi di rottura che ridiano una prospettiva alla transizione verso il Socialismo. Manca una soggettività cosciente ed organizzata in grado di orientare e trasformare le lotte sociali in processi rivoluzionari di trasformazione radicale dello stato di cose presenti.

La Rete dei Comunisti è impegnata nella costruzione di questa soggettività. Una Organizzazione di quadri con funzione di massa, per la quale la costruzione dello strumento (il Partito) non viene anteposta al fine (il Socialismo).

Il futuro Partito Comunista si costruirà in questo processo dialettico, tra la capacità dei quadri rivoluzionari di interpretare il mondo e la loro internità alla classe, nei suoi conflitti reali, trasformando i bisogni in progetti di rottura del capitalismo contemporaneo.

 

Rete dei Comunisti

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