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Quanto c’è nel 2014 del 1914?

Con questo interrogativo si è aperto l’incontro di Bologna nell’ambito della campagna della Rete dei Comunisti su guerra e imperialismi in occasione del centenario della Grande Guerra. Un appuntamento organizzato con le compagne e i compagni di Noi Restiamo nello spazio occupato del Centro Studi Terzo Piano.

Un occasione di confronto ed approfondimento che partendo dalle dinamiche del primo conflitto mondiale ci consente di analizzare le attuali tendenze al conflitto armato. Scenari militari che, giorno dopo giorno, stanno riemergendo all’orizzonte insieme all’aumento della competizione internazionale per l’accaparramento di spazi e risorse.
Una rincorsa accelerata, sotto i colpi della crisi sistemica, dove il libero mercato mondiale viene nuovamente ricondotto dietro linee di frontiera, dove sanzioni e contro sanzioni preludono e accompagnano dimostrazioni di forza a carattere militare.
Nella sua stessa relazione Giorgio Gattei ha approfondito alcuni elementi storici a partire da “pensieri” e analisi sulle ragioni delle guerre e della Grande Guerra: dall’ottimismo di Kant per la funzione pacificante dei mercati internazionali, alle impressionanti previsioni di Engels, dalla nascita della geopolitica di Mackinder, all’imperialismo e alla critica degli ”Stati Uniti d’Europa” fatta da Lenin.
Se qualcuno come De Gasperi leggeva lo scoppio della prima guerra mondiale in chiave profetica come il castigo di Dio, sono invece le chiavi del materialismo a rilevare le sue cause nello scontro interimperialista: ieri come oggi, la guerra è dettata dalle necessità del capitale, necessità di rapina e di distruzione.
Sia la stessa introduzione al dibattito come gli interventi hanno sottolineato che la stessa Unione Europea, che poggia la sua legittimità politica anche su di una retorica di “alleanza di pace”, è parte attiva di questa odierna tendenza alla guerra: se fosse necessario c’è una verifica storica sulle alleanze di pace che preludono alle guerra contro le altre alleanze.
In un mondo tondo e finito, è giunta da anni a termine una fase post “caduta del muro” di spartizione dei mercati e delle risorse e si sta oggi imponendo una nuova spartizione tra imperialismi e capitali nazionali a cominciare dall’UE e dagli Stati Uniti: questo lo vediamo oggi ben rappresentato nella questione ucraina.
Poche sono le voci e le posizioni politiche che denunciano le attuali tendenze strutturali alla guerra, che non significa profetizzare come inevitabile un nuovo massacro mondiale dei popoli, ma comprendere che se non vi saranno adeguate risposte questo è uno scenario concreto del nostro futuro.
Le parole d’ordine di crescita e di competitività, per uscire dalla crisi ovviamente, sono parte di questi scenari dove il confine tra guerra economica e guerra militare diventano sempre più labili, nell’est Europa, in Medioriente come in Africa. Parole d’ordine della borghesia europea che hanno fatto da tempo abbondante breccia non solo negli ex eredi della socialdemocrazia come il PD ma anche nella stessa cultura a sinistra.
Un incontro che riattualizzando analisi e strumenti della cassetta degli attrezzi del marxismo ha fornito nuovi spunti e riflessioni che saranno utili per una stagione di iniziative contro il nostro imperialismo UE e la NATO, contro un Governo Renzi che si sta distinguendo per le sue capacità di esecuzione delle richieste della borghesia italiana ed europea.

Rete dei Comunisti - Bologna
Noi Restiamo

 

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