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Pisa. "Unione Europea: spazio comune o polo imperialista?": un dibattito in divenire

Ha fatto tappa ieri sera a Pisa l'iniziativa di confronto sui temi della campagna nazionale "Unione Europea: spazio comune o polo imperialista?", che la Rete dei Comunisti sta portando avanti in queste settimane in tutta Italia. Dopo i banchetti e i presidi degli ultimi giorni e dopo l'iniziativa del Coordinamento Giovani della Rete dei Comunisti "I giovani disoccupati?

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5 Aprile: la Rete dei Comunisti in piazza a Lucca per il diritto alla salute

La Rete dei Comunisti di Pisa sostiene ed invita a partecipare alla manifestazione regionale a Lucca del 5 aprile contro l'apertura del nuovo ospedale in "project financing", che si aggiunge a quelli di Massa, Pistoia e Prato.

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Destre, populismi e ventata xenofoba: un motivo in più per rompere l’Unione Europea!

I recenti risultati delle elezioni in Francia e la contemporanea ventata euroscettica che sta attraversando l’Europa stanno producendo l’abituale coro di esecrazione e di paradossale sdegno a favore degli “alti e superiori valori della civile Europa”.

Come al solito i sodali dell’Unione Europea – a partire, almeno in casa nostra, da Re Giorgio Napolitano – non perdono occasione per lanciare i loro strali contro chiunque attenti all’indiscussa autorevolezza dell’Unione Europea e dei suoi diversificati dispositivi antisociali.

L’abituale refrain a cui siamo, coattivamente, sottoposti bolla come fascista, populista, antiquata ed antistorica qualsivoglia critica contro il processo di costruzione dell’Euro/Polo.

I grandi media, gli immarcescibili opinion maker che popolano il teatrino della dis/informazione dominante e l’insieme dei commentatori politici ufficiali non perdono occasione, anche in vista del prossimo appuntamento elettorale europeo, di avanzare scenari catastrofici se, nelle urne, dovesse affermarsi una tendenza che metterebbe in discussione la vigenza dell’Unione Europea.

Chi segue il nostro sito e gli strumenti d’intervento politico della Rete dei Comunisti, nel movimento di lotta ed oltre, conosce la proposta politica che stiamo avanzando e che, in queste settimane, stiamo discutendo in molte città (http://www.retedeicomunisti.org/index.php/documenti/399-unione-europea-spazio-comune-o-polo-imperialista) assieme a numerosi compagni ed attivisti politici e sociali.

Una proposta che abbiamo messo a punto in un Convegno nazionale a Roma lo scorso 30 novembre/1 dicembre ed i cui atti sono pubblicati nell’ultimo numero della rivista cartacea Contropiano a cui rimandiamo i nostri lettori e l’insieme dei compagni. (http://www.retedeicomunisti.org/index.php/quadernirdc/402-e-uscito-il-nuovo-numero-di-contropiano-rivista).

Ed è con questo retroterra teorico, politico e culturale che ci apprestiamo alla battaglia politica - per Rompere l’Unione Europea – consapevoli che, come sempre nella storia recente ed in quella passata, la lotta al fascismo e ad una interpretazione nazionalista e reazionaria della critica all’Europa non passa attraverso le scomuniche e la criminalizzazione contro ogni mugugno che si manifesta contro la Trojka, contro i burocrati di Francoforte e di Strasburgo e contro l’insieme delle politiche di austerity che puntualmente vengono sfornate a getto continuo.

Siamo convinti e lavoriamo, nelle pieghe del conflitto e nella società, per agglutinare un blocco sociale che – a partire dalla difesa dei settori popolari dalle misure di macelleria sociale – punti ad un processo di ricomposizione e di rottura del polo imperialista europea a partire dai punti di “crisi” più evidente che abbiamo individuato nei paesi dell’area Pigs.

Nessun tabù e nessuna sottrazione politica, quindi, da tutti i momenti sociali/sindacali che lasciano intravedere una possibile faglia nell’attuale corso della concentrazione/centralizzazione dell’Unione Europea, dei suoi Trattati e delle sue diversificate istituzioni sovranazionali.

Anzi, mai come ora, la possibilità anche di praticare un moderno e coerente punto di vista antifascista passa per la declinazione, in ogni possibile forma, della proposta di Rottura dell’Unione Europea la quale può sottrarre consistenti fasce sociali (comprese significative quote di classe operaia) alla perniciosa azione delle destre variamente denominate e collocate.

In questo contesto la Rete dei Comunisti si assume il compito e la conseguente responsabilità di esprimere anche una prospettiva alternativa, anche se necessariamente oggi ancora indeterminata; ma che diviene sempre più necessaria di fronte alle contraddizioni del capitalismo di questo secolo e dell’esplicitarsi della sua crisi sistemica.

“La politica” e la sfida sul piano sovrastrutturale diventano perciò un terreno di elaborazione e di confronto serrato tra chi intende lavorare davvero per la rottura di questo sistema; ed è anche l’occasione per rompere la gabbia di un pensiero fin qui egemone nella sinistra e tra i comunisti, ma condannato alla “coazione a ripetere” fino alla scomparsa.

Su tali temi le nostre assemblee stanno raccogliendo obiezioni, critiche ed ulteriori stimoli che contribuiranno all’affinamento ed all’ulteriore precisazione degli elementi costitutivi della nostra proposta politica.

*Rete dei Comunisti

Roma, finalmente liberi gli attivisti arrestati

Il tribunale del riesame di Roma ha scarcerato gli attivisti del movimento per la casa arrestati e costretti ai "domiciliari" - o sottoposti ad altre misure "cautelari" - per la manifestazione e i tafferugli del 31 ottobre.

Tra loro, naturalmente, Paolo Di Vetta, Luca Fagiano, Ivano, Giovannino, Nicola, Mattia e Federico.

Furoi del tribunale, da stamattina era attivo un folto presidio di attivisti e famiglie occupanti vari stabili nel comune di Roma. Ad un certo punto tutti i "cautelati" erano stati rispediti a casa in attesa della sentenza. Poi, nel pomeriggio, i carabinieri sono andati nelle loro abitazioni per notificare la decisione del tribunale.

Nel dispositivo si legge che è caduta l'assurda accusa di "rapina" - l'unica che giustificasse gli arresti - e quindi per i sette ai domiciliari è scatta la liberazione con obbligo di firma, mentre per gli altri 10 - che erano appunto in quest'ultima condizione - è stata disposta la libertà senza altre restrizioni.

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