11/09 2015

La 'Buona Scuola', ma buona per chi?

La buona scuola non è una semplice riforma strutturale dell'insegnamento, ma contempla tutti gli elementi del modello sociale e di sviluppo del renzismo rendendoli operativi in tutto il loro potere distruttivo. Coperta dal finto clamore della vertenza sulla stabilizzazione dei precari, in realtà è stata prodotta un'operazione che trasforma

insegnamento, apprendimento e funzione sociale della scuola subordinandoli totalmente agli interessi dell'impresa. Il prodotto finale proporrà scuole avanzate di produzione di classe dirigente, scuole di basso profilo formativo con la funzione di contenimento della disoccupazione giovanile e scuole di formazione professionale e culturale per fornire manodopera specializzata funzionale al mondo dell'imprenditoria.
L'obiettivo della cancellazione del diritto allo studio per tutti e della scuola di massa è stato perseguito per anni attraverso l'aumento della tasse scolastiche, del costo dei libri, dei regolamenti scolastici, della distruzione fisica delle scuole attraverso accorpamenti e degrado strutturale degli edifici, impossibilità di dare seguito agli studi con il conseguimento di un lavoro connesso ad essi. Il mito della scuola come ascensore sociale, ammesso che abbia mai funzionato per tutti, si è definitivamente infranto e nelle famiglie la formazione scolastica diventa subordinata alla sopravvivenza economica. Questo apre la strada ad una scuola di classe, selettiva socialmente, che riproduce l'ideologia della gerarchia sociale accettandone i valori, senza che ci sia opposizione. L'obiettivo contempla la necessità di trasformare la scuola da centro di aggregazione giovanile e quindi di protagonismo sociale attraverso le lotte studentesche, in luogo di formazione per la copertura di ruoli sociali predefiniti e statici.

Il processo di aziendalizzazione delle scuole, copia del modello anglosassone, in realtà attiva una selezione naturale di sopravvivenza degli istituti. Trovare risorse sul mercato vuol dire andare incontro agli interessi dei privati che possono impegnare fondi per la scuola. Chiaramente stiamo parlando di imprese e privati abbienti che investono sul futuro dei propri figli. È persino banale prevedere dove questi istituti si collocheranno, sicuramente in città industrializzate, con il nuovo ceto medio rampante, lasciando sud ed aree sottosviluppate del centro nord senza possibilità di sopravvivenza di scuole di qualità. La compartecipazione alla spesa da parte delle famiglie è l'elemento che disegna il proposito di esclusione di aree a reddito familiare compresso dalla possibilità di sostenere scuole di qualità. Il tutto affidato ad un preside manager, un amministratore delegato sul quale si concentrano poteri insindacabili e che danno la misura dell'idea di dirigenza pubblica che questo governo ha.

La buona scuola devasta la condizione sociale ed economica di insegnanti e studenti, modificandone condizioni di vita, di lavoro, economiche se sociali. Alcuni punti della riforma sono illuminanti da questo punto di vista.

Il processo di proletarizzazione del lavoro intellettuale è un elemento strutturale del nuovo modello di sviluppo, esso produce riduzione dei costi e subordinazione gerarchica del lavoro professionalizzato. I miti della libertà di insegnamento, dell'autonomia dei docenti e la retorica della funzione sociale degli insegnanti sono definitivamente morti. L'operazione si costruisce su un processo di frammentazione dei docenti, messi in concorrenza tra loro per un posto di lavoro e per la composizione dello stipendio e l'ansia della valutazione sempre in agguato. Il modello dei crediti didattici e formativi impone ai docenti percorsi subordinati al processo di valutazione esterna al proprio lavoro e introduce modalità e ritmi di lavoro che somigliano più al cottimo che all'insegnamento. I crediti assumono importanza vitale per la composizione dello stipendio che da retribuzione del lavoro svolto diventa premio per la subordinazione al modello scolastico riformato. L'introduzione del docente mentor costruisce una rete di quadri intermedi, sempre in discussione e quindi cani da guardia dell'indirizzo programmatico e gestionale dell'istituto scolastico. La banca delle ore che impone il recupero delle ore guadagnate per la sospensione dell'attività scolastica in attività  funzionali alla scuola, mette un chiara evidenza come l'orario di lavoro sia subordinato all'orario di servizio, una flessibilità ulteriormente accentuata. La stessa vicenda della stabilizzazione dei precari dimostra come  la flessibilità si spinta al massimo fino a pretendere possibilità di sedi lontane dalla propria residenza, cambio delle materie di insegnamento, esercito di riserva per ogni scuole dei precari con il nome cambiato. Non ultimo il fatto che nell'alternanza scuola lavoro degli studenti, gli insegnanti debbano svolgere il ruolo di tutor aziendali diventando quadri intermedi interinali delle aziende.

L'alternanza scuola lavoro ( ASL ironia dei nomi, non salva la salute ) è l'elemento centrale dell'insegnamento, tu esisti come studente perché esiste l'impresa che ti sfrutta. L'offerta di manodopera gratuita e totalmente subordinata, non solo produce un risparmio che va oltre il contratto a tutele crescenti introdotto dal jobs act, ma forma alla disciplina di impresa e alla subordinazione alla gerarchia. Anche in questo caso si provvede a differenziare nord e centro sud prevedendo per questi ultimi incrementi dell'ASL in contesti imprenditoriali artigianali. Perché al centro sud può esserci solo artigianato. Come se tutto ciò non bastasse si introdurrà un programma sperimentale di apprendistato, allo sfruttamento si aggiunge la beffa con il miraggio del posto di lavoro.

Quello che si sta realizzando non è l'avvicinamento del mondo della scuola all'impresa, ma l'integrazione della scuola nell'impresa. Un percorso che pone fine alla scuola come si è costruita in questi anni a soprattutto cancella le conquiste storiche che negli anni il movimento degli studenti ha costruito. Per gli insegnanti è necessario liberarsi di ogni tentazione corporativa, il modello di sviluppo che si sta costruendo contempla un profondo processo di operaizzazione  del lavoro intellettuale.

È tempo di aprire una profonda riflessione sulla scuola.