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Io sto con Nunzio e continuo a lottare

L’accanimento giudiziario contro Nunzio D’Erme, recentemente condannato in primo grado a tre anni e dieci mesi di reclusione, è indicativo di un clima che attraversa il paese e che influenza pesantemente anche gli ambienti giudiziari.

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Samir Amin, un teorico militante

Samir Amin si è sempre definito marxista. Il suo lavoro è stato informato, non senza riflessione critica, dalle teorie dell'imperialismo (in particolare quelle proposte da Paul Baran, Paul Sweezy e Harry Magdoff) come opere pionieristiche sullo sviluppo (come quelle di Raúl Prebisch o, in una certa misura, di François Perroux). Ma si differenzia molto chiaramente dal corpus marxista "ortodosso".

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Karl Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844

Quando nel 1932 furono per la prima volta pubblicati gli appunti che un giovane filosofo tedesco, discepolo di Hegel e di Feuerbach, aveva preso un secolo prima a Parigi dalle sue letture di economisti e di filosofi, questo evento editoriale fu salutato con grande entusiasmo. Una cosa abbastanza curiosa, se si considera che i cosiddetti Manoscritti economico-filosofici del 1844 non costituiscono un libro unitario, destinato alle stampe, ma solo materiali di lavoro in cui le osservazioni critiche affiorano da lunghe trascrizioni di autori più o meno noti.

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Il Consiglio Europeo riconferma le sue scelte contro i popoli

L'ufficio stampa del PCP ha pubblicato una nota sulle conclusioni del Consiglio Europeo (CE) tenutosi a Bruxelles il 18 marzo, in cui si sostiene come le scelte ribadite siano dannose "per il Portogallo, per gli interessi dei lavoratori e il popolo portoghese e per gli altri popoli d'Europa ". Per il Partito si è dimostrata ancora una volta l'evidenza di “un processo di integrazione esaurito, che non offre soluzione ai problemi da esso creati" e che la lotta, in Portogallo, “per la liberazione dei vincoli associati all'UE e, in particolare all'euro e per una politica alternativa patriottica e di sinistra” è ancora più indispensabile.


Sul cosiddetto "vertice euro", il CE "insiste sull'approfondimento dell'unione economica e monetaria" e cerca di imporre misure che limitino la sovranità nazionale e l'affermazione di progetti di sviluppo sovrani basati sul progresso sociale", aggiunge il PCP. Per quanto riguarda la conclusione dell'Unione bancaria, la nota mette in guardia contro le conseguenze negative per il paese, che sono già visibili oggi, con l'usurpazione del controllo pubblico di questo settore strategico e con il raforzamento della sua concentrazione monopolistica su scala UE.

Per quanto riguarda la cosiddetta "riforma dell'euro", se dovesse concretizzarsi, accentuerebbe i gravi vincoli e imposizioni già esistenti oggi, associati all'euro e all'Unione economica e monetaria, quando la risposta ai problemi del Paese richiederebbe, al contrario, la liberazione da tali vincoli e imposizioni.

Attaccare le cause di fondo

Sulla migrazione, il CE ha sottolineato l'inasprimento della militarizzazione e della risposta securitaria a questo problema e una visione razzista e xenofoba del fenomeno. È questa logica, afferma il PCP, che è all'origine della catastrofe che continua a manifestarsi nel Mediterraneo e che dal 2014 ha ucciso più di 17 mila persone.

Per il Partito, è necessario rispettare le norme del diritto internazionale che proteggono i rifugiati, esortando "ad attaccare le cause profonde dei movimenti migratori forzati, a cominciare dalle guerre imperialiste e dalle politiche di sfruttamento e neocolonialismo che sono all'origine di situazioni drammatiche, in particolare in Africa ". Negativo è, a sua volta, l'approfondimento delle misure di sicurezza, militariste, che attaccano la sovranità degli stati e il neocolonialismo aperto, come quello che si manifesta nell'area della cosiddetta Alleanza Africa, e la "esternalizzazione delle frontiere”.

Sul piano della "sicurezza interna", le conclusioni del CE cercano di giustificare l'approfondimento delle politiche di sicurezza a lungo termine attraverso la teoria del "nemico esterno" dalle molte facce, dimenticando le responsabilità della stessa UE e della NATO in varie minacce, come nel caso del terrorismo.

La sovranità dei popoli non è negoziabile

Commentando i negoziati sull'uscita dall'Unione europea del Regno Unito, segnati da un nuovo stallo, il PCP sottolinea la strumentalizzazione che ne viene fatta per cercare di "limitare il campo di applicazione e persino sovvertire la decisione sovrana del popolo britannico". Sia nel governo dell'UE che in quello del Regno Unito ci sono molti che scommettano sull'utilizzo di una "nuova" futura situazione per imporre una peggioramento dei diritti e delle condizioni di vita dei lavoratori.

È sintomatico che, in mezzo a così tanti disaccordi tra le fazioni del potere economico, ci sia un impegno a "salvaguardare il coordinamento nel campo del militarismo, della NATO e della corsa agli armamenti".

Sebbene il risultato del processo rimanga incerto, il PCP sottolinea che il modo in cui viene condotto il processo negoziale alimenta nazionalismi, razzismi e ideologie apertamente reazionarie, ma rileva nel contempo che l'uscita del Regno Unito dall'UE “racchiude in sé reali potenzialità e condizioni di avanzata nella lotta dei lavoratori e dei popoli nel Regno Unito e non solo".

Per il Partito, “il diritto dei popoli a decidere il loro destino in modo sovrano”, anche per quanto riguarda l'uscita dall'UE, è inalienabile, mentre i diritti dei lavoratori migranti devono essere rispettati, specialmente quelli dei portoghesi che lavorano e risiedono nel Regno Unito.

*Traduzione a cura di Marx XXI

http://www.marx21.it/index.php/internazionale/europa/29352-il-consiglio-europeo-riconferma-le-sue-scelte-contro-i-popoli

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