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Venezuela. Una analisi-inchiesta di classe sulla congiuntura politica ed economica con la nuova Costituente

Per approfondire la dinamica degli attacchi e delle manipolazioni mediatiche contro il governo bolivariano, il Capitolo Italiano della Rete degli Intellettuali, Artisti e Movimenti Sociali in Difesa dell’Umanità(REDH.it) ha realizzato un incontro con il professor Luciano Vasapollo e il giornalista Achille Lollo che hanno risposto alle domande di ADIATV; Contrapunto Internacional, Rivista Nuestra America e l’Ufficio Studi REDH.it 

ADIATV – A mezzogiorno di domenica 6 agosto le principali agenzie stampa divulgavano un video dicendo che in Venezuela era in corso un colpo di stato. Poi si correggevano dicendo che invece c’era stata una ribellione militare nella città di Valencia. La sera smentivano tutto per dire che la “Operacion David Carabobo” era fallita. Ci potrebbe dire perché questo atto terroristico volutamente chiamato a fini propagandistici da questo gruppetto di fascisti “tentativo di golpe ” sarebbe cominciato a Valencia e non a Caracas?

Luciano Vasapollo: “L’azione militare è cominciata alle 3,00 del mattino quando il gruppo di venti persone armate e con uniformi della FAB, guidato dal capitano Juan Cagauripano, entrava nella caserma Fuerte Paramacay con l’obbiettivo di appropriarsi dei carri armati, dei blindati e dei mortai, per poi iniziare nella città di Valencia una rivolta popolare contro il governo di Nicolas Maduro. Però, per fare questo era necessario mobilitare  i soldati, i sottoufficiali e gli ufficiali della 42° Brigata corazzata, poiché nel gruppo dei venti ribelli, c’era solo un sergente che aveva vaghe nozioni di come funziona un carro armato. Gli altri erano tutti civili provenienti dagli stati di Zulia, Lara e Yaracuy, che erano stati contrattati (in dollari) da vari intermediari, di alcuni legati ai partiti dell’opposizione. Pur non esistendo prove dirette, tutti sospettano che si tratta dei paramilitari che integrano la rete clandestina di “Voluntad Popular” e quella della frazione estremista di “Primero Justicia” legata a Julio Borges.

 

Perché Valencia e non Caracas? Innanzitutto perché Caracas è una piazza d’armi formata da 320.000 militari chavisti, fedeli al governo bolivariano e alla nuova Assemblea Costituente. Mentre Valencia, capitale dello stato di Carabobo, è la capitale industriale del Venezuela dove l’opposizione ha eletto 8 deputati, mentre il PSUV ne ha appena 2. Cioè, a livello politico, Valencia è una roccaforte storica dei partiti della Mesa da Unidad Democràtica (MUD). E’ anche la capitale del centro nord dove si concentra l’industria petrochimica, con i due enormi complessi (Moron e Pequiven), l’industria alimentare, quella tessile, la metalmeccanica, oltre alla grande raffineria “El Palito”, che ogni giorno raffina 140.000 barili di petrolio.

 

Quindi, per chi vuole tentare di mettere in moto una ribellione a livello nazionale contro il governo, Valencia è l’obbiettivo strategico determinante. Quello che la stampa ha omesso è che alle 3,50 i militari di Fuerte Paramacay reagivano con armi in pugno, per poi alle 5,00 aver finalmente messo in fuga il gruppo dei 20 ribelli, di cui la metà è stato arrestato. Secondo alcune fonti questo gruppo si è disperso all’interno dello stato di Carabobo, mentre il capitano Juan Cagauripano starebbe cercando di raggiungere la frontiera della Colombia.

L’idea di far scoppiare una ribellione nella 42a Brigata corazzata per poi trasformarla in insurrezione popolare a Valencia segue una logica sovversiva coerente, tipica degli strateghi della CIA. Infatti, le antenne del Freedom2 non hanno sbagliato la programmazione tecnica. Hanno, invece commesso due errori politici: 1°) quello di sottovalutare la preparazione politica dei militari della 42a Brigata corazzata; 2°)l quello di essere convinti che dopo la vittoria elettorale del 30 luglio il Sebin (Servizio segreto venezuelano) e il CEOFAN (Stato Maggiore delle FAB) avessero allentato la guardia”.

Ufficio Studi REDH.itDopo il fallimento della ribellione, i media hanno presentato il capitano Juan Cagauripano come un cretino pagliaccione che nel 2014 fu espulso dall’esercito per motivi disciplinari, rifugiandosi poi negli Stati Uniti. Questo identikit non le sembra troppo semplice?

Achille Lollo: Infatti, l’etichetta di “coglionastro ” serve solo a coprire l’ennesimo insuccesso della CIA e quindi del plano eversivo Freedom2. Dico questo perché Juan Cagauripano nel 2014 era stato protagonista di un’altra fallita ribellione militare, per questa ragione il Tribunale Militare lo condannò, ma lui già si era rifugiato a Miami. Dagli USA appoggiò l’operazione “La Salida”, che Leopoldo Lopez e Carlos Alfredo Vecchio De Mari – quest’ultimo coordinatore dell’organizzazione del partito – lanciarono in aprile del 2014 provocando la morte di 43 persone e più di 300 feriti. Ebbene, fu proprio il capitano Cagauripano che, in seguito, avrebbe coordinato la fuga di Carlos Vecchio e la sua entrata trionfale a Miami dove, oggi, il partito “Voluntad Popular” raccoglie consensi (e dollari) non solo dalla comunità cubana in esilio e dagli industriali venezuelani che operano negli USA, ma anche dai senatori del partito repubblicano, Marco Rubio e Bob Menendéz. Cioè i due senatori che stanno organizzando un lobby nel Congresso per poter far votare una legge di sanzioni economiche contro il Venezuela, uguale o forse peggio del “Bloqueo” contro Cuba.

E’ chiaro che poi, nel 2015, sia Carlos Vecchio che Juan Cagauripano sono diventati “consulenti” della CIA che, in quel periodo stava cercando di definire in che modo la guerra economica avrebbe potuto sviluppare ribellioni popolari nel paese e quindi avviare un processo di guerra civile con la frammentazione politica delle Forze Armate Bolivariana. Infatti, Cagauripano non è un coglionastro, ma un individuo responsabile che prima di partire per la missione ha preparato con l’equipe della giornalista Patricia Poleo la versione mediatica di “Operacion David Carabobo”.

ADIATV – Scusa se ti interrompo, ma qual è il nesso tra Cagauripano, Carlos Vecchio e Patricia Poleo nella “Operacion David Carabobo?

Achille Lollo: “Innanzitutto Patricia Poleo, è un cosiddetto “Pezzo da 90” dell’opposizione violenta venezuelana, che nel 2005 dovette rifugiarsi negli USA, nel dorato esilio di Miami, poiché era stata accusata di complicità nell’assassinato del Pubblico Ministero, Danilo Anderson. Un giudice che, nel 2004, aveva accusato 400 personalità dell’opposizione per complicità negli esecuzioni che furono realizzate nelle 72 ore in cui il golpista Carmona, si autoproclamò presidente della Repubblica.

A Miami tutti sanno che Patricia Poleo, insieme al marito, Nixon Moreno (un altro pezzo da 90 dell’opposizione che, nel 2008, ottenne asilo politico dal Vaticano per aver tentato di assassinare una poliziotta) lavorano per la CIA. Ugualmente è notorio che furono loro che prepararono le riunioni di Leopoldo Lopez con i funzionari del Dipartimento di Stato, da cui poi nacque il partito “Voluntad Popular”. Per cui in questo triangolo eversivo, vale a dire Vecchio/Cagauripano/Poleo, di casuale e di coglioneria c’è ben poco! “.

Rivista Nuestra America – Comunque la “Operacion David Carabobo” è stata preceduta dalla fuga in nell’ambasciata cilena del giudice supplente del TSJ, Luis Marcano Salazar e poi da quella del giudice supremo, la “Fiscal General” Luisa Ortega Diaz, accusata e condannata il 4 agosto dal TSJ per alto tradimento e altri reati comuni relazionati con le attività del marito e della figliastra.  Ci potrebbe dire perché il TSJ ha condannato Luisa Ortega Diaz, che adesso è diventata la vittima simbolica della repressione bolivariana?

Luciano Vasapollo: “A dir la verità i rifugiati nell’ambasciata del Chile sono sei. Infatti la fuga di Luis Marcano Salazar è stata preceduta da quella di altri quattro giudici (Zuleima Del Valle Gonzàlez, Beatriz Ruiz, José Fernando Nunez e Elenis Del Valle), insieme a quella del presidente del partito dell’opposizione COPEI, Roberto Enriquez. Il motivo della fuga è legato al programma di inchieste della Commissione della Verità. Questa indagherà non solo gli assassinati e gli attentati commessi dai “Guarimbas”, ma, anche, i livelli di complicità. Soprattutto di quei giudici che hanno insabbiato le inchieste della polizia giudiziaria, hanno minimizzato le confessioni e le chiamate di correo che avrebbero fatto arrestare lider politici dell’opposizione. Uno fra questi, per l’appunto, è Roberto Enriquez che non potendo fuggire negli USA si è rifugiato nell’ambasciata del Chile, nella speranza di ottenere un passaporto diplomatico con cui viaggiare per Miami.

Per quanto riguarda la Fiscal General, le accuse sono molteplici e la più grave è quella di alto tradimento per essersi associata all’opposizione assumendo posizioni inverosimili a partire dal 2016, quando il marito, Germàn Ferrer, deputato del PSUV, si alleò ai partiti della Mesa da Unidad Democràtica (MUD).

Fu, appunto, a partire dal 2016 che la Fiscal General cominciò a sostenere pubblicamente le tesi dell’opposizione, diventando un’icona dei media che attaccavano il governo bolivariano. Per esempio, Luisa Ortega Diaz prese una posizione assurda dicendo che le nuove operazioni di polizia giudiziaria contro il crime organizzato (Operacion de Liberacion del Pueblo), in realtà erano una forma per abituare la società al terrorismo di stato con cui il governo bolivariano pretendeva massacrare l’opposizione. Dichiarazioni che ferirono l’opinione pubblica e soprattutto i chavisti, poiché i Narcos, le gangues giovanili, e i differenti clan mafiosi legati all’Ndrangueta, a Cosa Nostra e ai Marsigliesi avevano trasformato Caracas nella città più pericolosa del mondo, dove per rubarti una catenina d’ora i delinquenti ti sparano in bocca.

Nello stesso tempo, Luisa Ortega Diaz si scontrò con l’esercito e la polizia con l’inchiesta sulla morte del manifestante Juan Pernalete, che secondo la Fiscal General sarebbe stato ucciso da un lacrimogeno sparato dalla polizia. Mentre poi risultò che fu colpito da un colpo di pistola sparato da uno degli stessi manifestanti per coprirsi la fuga. Il caso Pernalete fu, quindi, la goccia che fece traboccare il vaso, perché quando i “Guarimbas”, in una settimana assassinarono 8 chavisti, di cui due imprigionati nei copertoni e poi dati a fuoco, Luisa Ortega Diaz fece finta di niente. A questo punto, il 16 luglio il deputato Pedro Carreno sollecitava al TSJ un processo di sospensione di Luisa Ortega Diaz per”…la continua ripetizione di errori gravi nell’esercizio delle sue funzioni…” Infatti dal 2016, tutto quello che il governo faceva o proponeva, lei disapprovava, per poi convocare la stampa dove contraddiceva, smentiva e soprattutto offendeva il presidente Maduro chiamandolo di dittatore, repressore e via dicendo. E’ chiaro che Luisa Ortega Diaz e il marito German Ferrer divennero subito gli idoli dell’opposizione, dei media e dell’amministrazione Trump!”

Contrapunto Internacional – Perché la Fiscal General e il marito da antichi “chavisti” passano all’opposizione solo nel 2016?

Achille Lollo: “Analizzando i documenti del Panama Papers si capisce il motivo di questo cambiamento politico che, in realtà, divenne radicale quando la figliastra Geraly Ferrer Brito, dopo aver registrato la società fantasma Mipadisma Corporation a Panamà, fu misteriosamente sequestrata e poi rilasciata. Fonti di Caracas dicono che la Fiscal General, Luisa Ortega Diaz sospetta che fu il Sebin (il servizio segreto venezuelano) a realizzare il sequestro per minacciare lei e il marito. Invece altre fonti dicono che il sequestro fu un avvertimento dei mafiosi per la figlia e il padre che avevano fatto sparire vari milioni di dollari invece di depositarli nel conto corrente della sua impresa fantasma a Panama. Vorrei ricordare che quest’impresa fu creata appositamente per mascherare la fuga di capitali dal Venezuela.

E’ chiaro che quando scoppiò lo scandalo dei Panama Papers ,risultò evidente che la Fiscal General, Luisa Ortega Diaz, era a conoscenza dei loschi traffici che, da vari anni, il marito e la figlia facevano a Caracas con l’impresa Publicidad y Promociones lga e poi con la Mipadisma Corporation registrata a Panama. Una brutta storia di corruzione per chi aveva l’incarico morale e giuridico di combattere la corruzione!”

Ufficio Studi REDH.it – Come è possibile che una chavista di vecchio stampo, che ha anche cavalcato l’estrema sinistra, copra operazioni di corruzione fatte dai suoi familiari e nello stesso tempo diventa là icone, per conservare tutti i privilegi che l’incarico di Fiscal General gli garantiva?

Achille Lollo :”Tra i vari privilegi quello di un aereo che, nel 2014, aveva fatto confiscare a un’impresa e che era utilizzato dal marito e dalla figliastra! Comunque è necessario ricordare che Luisa Ortega Diaz, ha un ricco passato di sinistra, avendo partecipato, durante un breve periodo, nel movimento guerrigliero capitanato da Douglas Bravo. Da cui ne uscì su posizioni estreme, palesemente influenzate dal dibattito introdotto da Teodoro Pektoff e da altri che poi aderirono ai vari partiti trotskisti del Venezuela. Diciamo che Luisa Ortega Diaz a poco a poco, ha sofferto una grande trasformazione comportandosi da militante chavista dentro le istallazioni della Fiscalia, per poi indossare la tunica del radical chic a casa sua con il marito. Costui, secondo alcuni avrebbe stimolato questa trasformazione. Infatti, pur essendo un deputato del PSUV chavista, German Ferrer era molto legato agli ambienti dell’opposizione. Al punto di essere l’unico deputato del PSUV che aveva un programma esclusivo (“Criterios”) nella televisione “Globovision”. Cioè quella che ebbe un ruolo determinante nel colpo di stato del 2002 contro Chávez.

Per questo il politologo di sinistra Nicmer Evans, che ha sempre manifestato posizioni critiche nei confronti del chavismo, quando la nuova Assemblea Costituente ha legittimato la decisione del TSJ di esautorare Luisa Ortega Diaz dall’incarico di Fiscal General disse ai microfoni della BBC Mondo :…Il suo passato di sinistra non potrà certamente impedire che il governo la giudichi come traditora e dire che è stata pagata dalla CIA!!!”

Purtroppo in Venezuela molti gruppi di sinistra che nel 1999 manifestavano appena una posizione critica nei confronto di Hugo Chávez, a poco a poco, si sono allineati con la destra, integrando, addirittura la Mesa da Unidad Democràtica (MUD). Non mi riferisco solo a gruppi ideologicamente legati al trotskismo o al maoismo. Parlo di individui come Teodoro Tektoff, il numero due del movimento guerrigliero, fondatore del MAS, che a partire dal 2002, ha sempre attaccato Hugo Chávez e il programma chavista con il suo giornale digitale “TALQUAL”, finanziato con molti “annunci pubblicitari” di industriali legati alla destra.

Isaia Rodriguez, che come primo Fiscal General indicò Luisa Ortega Diaz come suo successore oggi commenta rammaricato “…Le crisi politiche si approfondiscono proprio perché sorgono da posizioni come quelle di Luisa Ortega Diaz, a cui io ho manifestato sempre molto affetto, purtroppo adesso è caduta nella rete dei controrivoluzionari e deve star bruciando internamente, perché la Fiscalia non è un’istituzione che può essere portata avanti con la candelina, bisogna far luce su tutto!”

Ufficio Studi REDH – Come reagirà il governo di Nicolas Maduro alla decisione del Mercosur di sospendere il Venezuela usando la clausola sulla rottura dell’ordine democratico?

Luciano Vasapollo: “Una delle parole d’ordine della campagna elettorale dell’argentino Mauricio Macri, che più piacque alle eccellenze della Casa Bianca, fu appunto il compromesso di cacciare il Venezuela dal Mercosur. Infatti, dopo una burrascosa sessione in cui la ministra venezuelana degli esteri, Delcy Rodriguez fu aggredita dai poliziotti federali argentini, che volevano impedire che lei entrasse nel salone dove si erano riuniti i rappresentanti degli altri paesi, ci fu il “fattaccio” del Ras di Buenos Aires, cioè Mauricio Macri. Questi, con la complicità del segretario dell’OAS, Luis Almagro, riuscì a strappare l’adesione dell’Uruguay per proporre nel passato mese di dicembre la sospensione del Venezuela per motivi commerciali, molto legati alla situazione di crisi che il paese stava vivendo a causa dell’abbassamento dei prezzi del petrolio.

Nello stesso tempo Macri e il brasiliano Michel Temer riuscirono a sabotare lo sviluppo del “Banco del Sur”, di cui nessun giornale o televisione ne parlano, permettendo, quindi al FMI di tornare a spadroneggiare nell’America Latina. E’ opportuno ricordare che il “Banco del Sur “fu un’iniziativa di Hugo Chávez proprio per ridurre la dipendenza dei paesi latino-americani dalle politiche nefaste del Fondo Monetario Internazionale, monopolizzato dagli USA e dai banchieri di Wall Street.

Infatti, oltre all’espulsione, il presidente argentino Macri e quello brasiliano Temer, per far piacere alla Casa Bianca, vorrebbero usare il Protocollo di Ushuaia per imporre al Venezuela “…sanzioni , incluso quelle economiche e commerciali…”. Cioè Macri e Temer si preparano per fare il lavoro sporco che gli USA, difficilmente riuscirebbero a legittimare nelle Nazioni Unite, poiché la maggioranza dei paesi rappresentati nell’Assemblea Generale dell’ONU ha sempre votato contro i blocchi economici, come da anni succede nelle votazioni sul mantenimento del blocco statunitense a Cuba. Per questo il presidente Maduro ha reagito rivendicando la presidenza del Mercosur per poi ricordare”…Nessuno può cacciare il Venezuela dal Mercosul. Sarebbe come se ci cancellassero dalla carta geografica dell’America Latina. Noi siamo Mercosur di anima, cuore e vita vissuta. Le oligarchie del Brasile e quelle miserabili che oggi governano l’Argentina potranno tentare di fare questa mostruosità per mille volte, ma noi resteremo sempre qui e non ci allontaneremo dal Mercosur ! “.

Rivista Nuestra America – Perché i media hanno detto, molto rapidamente che Papa Francesco, solo il 4 agosto e non il 29 luglio, chiedeva al presidente Maduro di sospendere l’Assemblea Nazionale Costituente?

Luciano Vasapollo: “ Innanzitutto, voglio precisare, che il documento non è di Papa Francesco, ma del direttore della Segreteria di Stato del Vaticano, cardinale Pietro Parolin, che cita le preoccupazioni del Papa. Infatti, nel mese di giugno e poi quello di luglio, il Papa si manifestò sulla situazione interna del Venezuela, per questo l’opposizione reagì pesantemente, facendo pressione sul direttore della Segreteria di Stato del Vaticano, cardinale Pietro Parolin, (ex nunzio apostolico in Venezuela dal 2009 al 2013), affinché informasse la Curia sul ruolo anti-chavista dalla Mesa da Unidad Democràtica (MUD).

Infatti, tutti sanno che le alte sfere della chiesa cattolica del Venezuela hanno sempre osteggiato il progetto rivoluzionario di Hugo Chávez, nonostante il governo bolivariano abbia sempre rispettato la chiesa e soprattutto le sue proprietà. Basta ricordare che nel 2002, immediatamente dopo il colpo di stato, il nunzio apostolico, André Dupuy e il presidente della Conferenza Episcopale Venezuelana, cardinale Ignacio Velasco, legittimarono con la sua presenza la nomina a presidente del golpista Pedro Carmona Estanga. Per questo, Lilian Tintori, la moglie del lider di “Voluntad Popular” Leopoldo Lopez, reagì volgarmente nei confronti del Papa Francesco. Da non dimenticare che la Conferenza Episcopale Venezuelana ha sempre fatto pressione affinché il direttore della Segreteria di Stato del Vaticano convincesse Papa Francesco a emettere una condanna nei confronti del regime bolivariano.

Comunque, il fatto che il documento di condanna sia firmato dal direttore della Segreteria di Stato del Vaticano e non dal Papa, fa capire che questa è, soltanto, la posizione del poderoso cardinale Pietro Parolin. Infatti, Papa Francesco, nella sua omelia prega e continua preoccupato con il futuro del popolo del Venezuela, però non cavalca le tesi dell’opposizione.

Altra questione importante è che il documento del direttore della segreteria di Stato del Vaticano, cardinale Pietro Parolin è stato divulgato solo il 4 agosto, cioè dopo le elezioni e nel momento in cui i costituenti entravano nel Salon Eliptico del Palacio Federal Legislativo. Secondo alcuni giornalisti vaticanisti, questo ritardo riguarderebbe l’intenso dibattito che si è sviluppato all’interno della stessa Curia con molti pro e contro il documento redatto dal cardinale Pietro Parolin. Per altri, invece si tratterebbe di una scappatoia diplomatica. Infatti se il documento del cardinale Pietro Parolin , il 29 luglio, avesse chiesto di non realizzare le elezioni, il Vaticano poteva essere accusato dal governo bolivariano d’ingerenza negli affari interni di uno stato sovrano. Si spera, quindi, che i vescovi della Conferenza Episcopale Venezuelana –vista la simpatia che hanno nei confronti dei partiti dell’opposizione –non utilizzino il documento del direttore della Segreteria di Stato del Vaticano per appoggiare la disobbedienza civile, che poi e ‘ terrorismo a varie tinte ,  nei confronti del governo di Nicolas Maduro!

Contrapunto Internacional – Negli Stati Uniti c’è un’impresa petrolifera chiamato COGIT, di cui laPDVSA venezuelana è il proprietario maggioritario, insieme al gruppo russo Rosneff. Con un eventuale embargo cosa succederà alla COGIT?

Luciano Vasapollo : “In realtà è una situazione complicata perché se la raffineria COGITt, a causa dell’embargo, dovrebbe essere obbligata a comprare il “crude” nel mercato spot da fornitori africani, Angola per esempio, o dai paesi arabi del golfo, in ambedue i casi dovrebbe aumentare i prezzi di vendita di tutti i prodotti raffinati, correndo il rischio di perdere una parte dei suoi tradizionali clienti statunitensi. A causa di ciò il gruppo COGIT, come pure altre imprese petrolifere statunitensi, potrebbero denunciare il governo di Donald Trump in base alle norme del MAI (Multilateral Agreement on Investments – Accordo Multilaterale sugli Investimenti) e “…portare il governo (statunitense ndr.) davanti a un Collegio arbitrale internazionale per ottenere risarcimenti per tutte le opportunità di profitto perdute per effetto di leggi e norme nazionali….”. Un processo che per la Casa Bianca sarebbe estremamente distruttivo dal punto di vista politico, poiché distruggerebbe l’immagine di Trump come estremo difensore del mercato statunitense”.

ADIATV – In risposta all’eventuale embargo petrolifero da parte degli USA, il governo bolivariano potrebbe reagire annullando i pagamenti del suo debito esterno?

Luciano Vasapollo: “L’attuale guerra economica nei confronti del Venezuela e, soprattutto, la riconversione politica del governo argentino, di quello brasiliano e quello del Paraguay hanno praticamente ridimensionato il progetto della Banca del Sud. Un progetto voluto da Hugo Chávez che, fino al 2015, è stato un importante tentativo nell’ambito dell’UNASUL, per ridurre la dipendenza finanziaria dal FMI. Vale a dire un potenziale patrimonio di 20 miliardi di dollari che è sfumato grazie all’intransigenza di Macri, Temer e soprattutto della Casa Bianca.

Nello stesso tempo, nonostante il Banco Centrale di Venezuela avesse pagato tutte le rate dei “Bolero Bond”, il rating del Venezuela, oggi, è stato declassato a un Triplice C. Una decisione che più che un’azione finanziaria preventiva sembra una vendetta politica dei banchieri di Wall Street nei confronti del governo bolivariano, già in difficoltà finanziarie dopo la caduta del prezzo del barile del petrolio. Quindi, se la Casa Bianca e i banchieri di Wall Street insisteranno nel voler usare le combinazioni dell’alta finanza per strozzare l’economia del Venezuela è molto probabile che il governo di Maduro non accetterà più in silenzio questa situazione.

Inizialmente, la risposta potrebbe essere la sospensione del pagamento del debito estero, pari a 160 miliardi di dollari, o eventualmente congelarlo per un anno fin tanto che non ci sarà una revisione dei criteri con cui, nel 2016 e nel 2017, sono stati ribassati tutti i titoli venezuelani. Eventualmente sussiste anche l’ipotesi di una moratoria per equiparare il debito esterno al valore del tasso di sconto usato per ribassare tutti i titoli venezuelani.

Una situazione che, comunque, è molto discussa nei brokers di Wall Street, perché il Venezuela oltre ad essere la quarta economia dell’America Latina è quella che detiene la maggior riserva mondiale di petrolio e di gas, un grandissimo potenziale di oro, la cui futura esplorazione è pari al doppio dell’attuale produzione mondiale, oltre che a una consistente produzione di diamanti, ferro, alluminio e i cosiddetti metalli rari e strategici. Per questo motivo, la banca di investimenti statunitense, Goldman Sachs, nel mese di luglio, disinteressandosi delle minacce dell’opposizione, ha comprato i titoli di PDVSA emessi nel 2014 con scadenza per il 2022, pagando solo 865 milioni di dollari grazie allo sconto del 69%. Titoli che originariamente erano quotati 2.800 milioni di dollari! Un vero affare che la direzione di Goldman Sachs ha così commentato sulle pagine del “Wall Street Journal” “…Abbiamo comprato i titoli della PDVSA perché siamo convinti che la situazione venezuelana sia destinata a migliorare!”

ADIATV – Allo stesso tempo  la posizione espressa dal governo italiano in questi giorni e la partecipazione del senatore Casini al lato dell’opposizione potrà pregiudicare l’ENI?

Achille Lollo: “In un certo senso sì perché oggi, il problema che si pone con l’ENI è che essendo un’impresa pubblica e statale, rappresenta anche lo stato italiano. Cioè, il suo vincolo politico con il governo Gentiloni è evidente. Per cui se il governo italiano non riconosce la legittimità della nuova Assemblea Costituente e se il primo ministro Gentiloni afferma che il governo di Nicolas Maduro è dittatoriale per quali motivi queste due istituzioni bolivariane dovrebbero concedere e ratificare la concessione di uno o più blocchi petroliferi della fascia dell’Orinoco all’ENI?

Purtroppo Gentiloni, Renzi e Paduan, a causa dei concetti arroganti dell’eurocentrismo che predominano nella loro formazione ideologica e nella rispettiva attuazione politica, avrebbero dimenticato che la questione della sovranità è una delle principali questioni del governo bolivariano. Infatti, se il primo ministro Paolo Gentiloni e il Ministro Alfano avessero consultato il notiziario della BBC (in inglese), avrebbero scoperto perché il potenziale petrolifero venezuelano e di grandissima importanza. Forse per questo le loro dichiarazioni avrebbero dovuto seguire un maggior rigore diplomatico.

Per questo voglio ricordare cosa dice uno dei due principali esperti mondiali della produzione petrolifera venezuelana ,Alejandro Grisanti”…Le riserve petrolifere scoperte in Venezuela oltre ad essere immense e superiori a quelle dell’Arabia Saudita, hanno costi di produzione bassissimi perché l’estrazione è fatta a profondità minime. Inoltre l’infrastruttura per il trasporto del crude e del gas verso le raffinerie e i porti del paese è efficiente, anche se anziana…”. Da parte sua l’economista Asdrubal Oliveros ribatte “…In Medio Oriente c’è sempre la minaccia di una guerra, qui invece la situazione è tranquilla. D’altra parte nei prossimi anni il prezzo del petrolio aumenterà, per questo tutte le multinazionali stanno qui in Venezuela, pronte a investire nella prospezione della fascia dell’Orinoco, aspettando che il governo porti a termine i nuovi contratti e le licenze di produzione associata alla PDVSA”. Elementi e nozioni di geo-strategia economica che, forse per essere scritte in inglese, non hanno meritato l’attenzione dei membri del governo del PD!”

Ufficio Studi REDH.it – La questione delle elezioni in Venezuela ha riacceso lo spettro di una seconda Guerra Fredda. Potrebbe dirci se la questione venezuelana s’inserisce nello scontro tra USA e Russia e come reagiranno la Cina e l’India, che sono importanti alleati e clienti del Venezuela?

Luciano Vasapollo: “Il presidente Putin ha già mandato un messaggio a Donald Trump sull’inopportunità di ampliare la dinamica della violenza nei confronti del governo di Nicolas Maduro. In questo modo, Putin ha fatto capire che mai e poi mai la Russia permetterà e appoggerà nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU una proposta di intervento armato.

Per chi conosce la metodologia della diplomazia della Cina e dell’India, sa benissimo che quando questi governi tacciono è perché non approvano il comportamento dello stato attaccante, cioè gli USA, nei confronti del Venezuela. Infatti, la nazione bolivariana oltre ad essere un alleato politico della Cina e dell’India a livello di Movimento dei paesi Non-Allineati è soprattutto il principale fornitore di petrolio.

La Cina, per esempio, mensilmente compra 12.000.000 di barili di petrolio. D’altra parte se Donald Trump proibirà l’acquisto del petrolio venezuelano, farà un grande favore alle industrie chimiche, farmaceutiche e metallurgiche di Cina, India e Russia che, grazie alla presenza in Venezuela delle rispettive imprese petrolifere (CNPC, ONGC e Rosnof), saranno sempre più favorite nella definizione di nuovi contratti di import-export.

Infatti, se l’acquisto dei 750.000 barili di petrolio, che gli USA comprano ogni giorno, dovranno essere sostituiti con contratti con la China e con l’India, è chiaro che ci sarà una compensazione importando maggiori prodotti dalle industrie cinesi e indiane. Un contesto che fa capire perché le imprese cinesi, indiane e russe risulteranno preferite a quelle occidentali nei futuri progetti di sfruttamento e di trasformazione industriale dei giacimenti di oro, di ferro, di manganese e soprattutto dei metalli rari e strategici, di cui la Cina ha raggiunto il 93% della produzione mondiale”.

Contrapunto Internacional – Perché il presidente Nicoas Maduro ha nominato Jorge Alberto Arreaza Monserrat nuovo ministro degli esteri?

Luciano Vasapollo: “Innanzitutto approfitto per congratularmi di questa decisione del presidente Maduro, perché Jorge Arreaza è il quadro politico che in questo momento deve prendere le redini della politica estera, che nei prossimi mesi giocherà un ruolo fondamentale. Infatti e, senza voler ribassare Samuel Moncada, il problema è che oggi lo scontro a livello internazionale è entrato in un’altra dinamica. Cioè, lo scontro con l’imperialismo statunitense e i suoi associati, oltre a dibattere le questioni diplomatiche, toccherà fortemente le questioni commerciali, quelle di pianificazione strategica, economica, energetica e finanziaria, oltre alle questioni legate alla politica degli investimenti stranieri per la costruzione dei nuovi poli di sviluppo industriale.

Quindi, visto che Jorge Arreaza durante i governi di Hugo Chávez è stato nominato viceministro per lo Sviluppo Scientifico e Tecnologico e Vice-Presidente Esecutivo e poi nella prima gestione di Nicolas Maduro, subito dopo la morte di Chávez, fu promosso Ministro continuando ad accumulare l’incarico di Vice-Presidente della Repubblica, per poi ricoprire altri incarichi ministeriali (Ministro per l’Istruzione Universitaria, lo Sviluppo Scientifico e Tecnologico) accumulando fino a gennaio del 2017 l’incarico di Vicepresidente per lo Sviluppo Sociale e la Rivoluzione delle Missioni. In seguito fu nominato Ministro del Potere Popolare per lo Sviluppo Minerario ed Ecologico.

Con questa nomina si capisce perché il 20 luglio il presidente Maduro disse “…”Nel nostro Venezuela è necessario fare una rivoluzione economica!  Infatti, è finalmente giunto il momento di, non solo correggere gli errori, ma di cominciare a fissare le nuove linee per la costruzione effettiva del Socialismo del XXI Secolo!”. E Jorge Arreaza è il quadro politico chavista, anti-imperialista e con profonda formazione marxista, di cui Maduro aveva bisogno”.

Contrapunto Internacional – L’entrata trionfale con i quadri di Bolivar e di Chávez e la nomina di Delcy Rodriguez come presidente della nuova Assemblea Costituente, come deve essere interpretata?

Achille Lollo:Forse pochi sanno, ma il primo emendamento che l’opposizione fece subito dopo aver vinto le elezioni legislative nel 2015, fu quello di ordinare che tutti i quadri e i busti marmorei di Bolivar e di Chávez fossero messi in cantina. Per cui vedere in televisione questi 167 deputati costituenti che entrano nel Parlamento e occupano il Salone Ellittico con centinaia di foto e di quadri di Bolivar e di Chávez, è stato un qualcosa che ha commosso la maggior parte dei venezuelani. Quest’omaggio ai due principali lider storici del Venezuela, dimostra la consistenza politica del movimento bolivariano, che oggi rappresenta la maggioranza del popolo venezuelano.

Per quanto riguarda la scelta di Delcy Rodriguez, vorrei ricordare che la stessa è stata presentata dallo Diosdado Cabello, e questo è un elemento determinante per la ritrovata unità del movimento chavista. Un contesto che cancella le indecisioni che affiorarono nel PSUV subito dopo la morte di Chávez e, in particolare, nelle elezioni presidenziali, in cui il candidato era, appunto, Nicolas Maduro. Oggi, o meglio il 30 luglio, le tanto chiacchierate divisioni e incompatibilità tra Maduro e Diosdato tornano a essere, appena, “ciarlas”, cioè parole slegate dalla realtà”.

Ufficio Studi REDH – La nomina di Isaia Rodriguez dimostra che la vecchia guardia chavista ha ricomposto l’unità del movimento al lato del presidente Maduro

Luciano Vasapollo: “ Senza dubbio, poiché l’elezione di Julian Isaia Rodriguez Dias a vice-presidente dell’Assemblea Costituente è un altro tassello di questo nuovo processo politico, in cui tutti i dirigenti del PSUV hanno contribuito alla ricostruzione unitaria del movimento chavista. Infatti, quando si parla del caro Isaia è difficile dimenticare l’immagine di quel lontano 2002, quando il popolo lo liberò dalla prigionia dei golpisti. Il compagno rivoluzionario Isaia è rimasto nel cuore dei venezuelani come il primo “Fiscal General de la Republica” che ebbe il coraggio di portare in giudizio gli uomini che in passato avevano trasformato la Repubblica in uno stato mafioso. E ‘ per questo che facciamo gli auguri politici militanti e con tutto il cuore e le ragioni politiche accompagneremo con grande partecipazione attiva il duro lavoro del nostro caro ambasciatore . D’altra parte la sua formazione di giurista sarà fondamentale per complementare il lavoro del presidente dell’Assemblea Costituente, Delcy Rodriguez, conosciuta anche per “Canciller de la Dignità” (Ministro degli Esteri della Dignità). Un attributo più che qualificato a causa delle continue battaglie che questa giovane preparatissima compagna rivoluzionaria ha saputo e voluto combattere contro i “mostri sacri” della diplomazia imperiale.

Infatti vorrei sottolineare che la nomina di Delcy Rodriguez alla presidenza dell’Assemblea Costituente , non dipende solo dalla sua fermezza politica, dimostrata in tutti i governi di Hugo Chávez, dove lei ha avuto differenti incarichi, tra cui il delicato Ministerio del Despacho del Presidente, cioè una specie di Segretaria di Stato per l’attività della presidenza. Si può dire che la sua nomina dipende, soprattutto dalla sua capacità di affrontare e risolvere le scottanti questioni della politica internazionale ed anche dalla sua formazione accademica di avvocata, specializzata in Diritto del Lavoro. Un bagaglio assolutamente necessario per dirigere non solo l’Assemblea Costituente ma anche la Commissione della Verità, poiché il popolo venezuelano, adesso, vuole sapere il perché dei 124 morti, dei 756 feriti e degli attentati a istituzioni pubbliche, la cui distruzione supera i 3 miliardi di Euro”.

ADIATV – Perché il PD e i partiti europei di centro-sinistra stanno cavalcando le posizioni dell’opposizione venezuelana che in realtà è formata da partiti di destra vagamente fascistoidi e pro-imperialisti?

Achille Lollo: “Per risponder voglio ricorrere a Norberto Bobbio che nel suo compendio “Gramsci e il concetto di società civile” per spiegare lo stravolgimento delle posizioni ideologiche di alcuni partiti della sinistra e del centro-sinistra, ma anche della destra, sottolineava “…il potere , attraverso l’attrazione parlamentare, irrimediabilmente attrae i partiti della sinistra verso il centro, dove si concentrano i poteri dello stato …”. Oggi sono in molti a dire che il PD, non è più un partito di centro-sinistra e che dimostra, sempre più, di volersi allontanare persino dalle posizioni storiche della socialdemocrazia, che motivarono la formazione dell’Ulivo, del PDS e infine dello stesso PD. Secondo me, il PD renziano, che ancora non può chiamarsi Partito della Nazione, rimane un succedaneo moderno dell’antica Democrazia Cristiana, evidentemente con l’attributo di progressista.

Altri dicono che il PD sarebbe diventato il partito “di centro-sinistra” del mercato, a causa della grande capacità di comunicazione del suo lider, Matteo Renzi. Anche se poi questa grande , funzione mediatica ed elettorale è risultata una maledizione per i lavoratori, i pensionati e soprattutto i giovani. ….Forse è per questo che il social-liberale-clintoniano, Walter Veltroni ha preferito dedicarsi definitivamente ai documentari storici!!!”

Rivista Nuestra America – Anche nella sinistra radicale, rivoluzionaria, extra-parlamentare, e alternativa, la questione del Venezuela ha smascherato la definizione di nuove posizioni ideologiche che rimanevano coperte da  etichette storiche. Potrebbe spiegare il perché di tutto ciò?

Achille Lollo : ” Uno dei difetti storici della sinistra, PCI incluso, è che a partire dagli anni sessanta ha praticamente perso la battaglia dell’informazione. Da parte sua la sinistra cosiddetta alternativa non è mai riuscita a mantenere in vita un organo di stampa di massa, unitario, informativo e formativo, capace di far fronte alle manipolazioni che giornali ,riviste, radio e soprattutto le televisioni vomitavano, creando n questo modo una cultura di massa consumista, fondamentalmente anti-comunista, anti-proletaria e avversa a tutti quelli che difendevano la lotta di classe. Prendiamo Il Manifesto, che tuttora nella sua manchette usa il logotipo di ”giornale comunista”. Oggi, questo giornale ha censurato la sua giornalista Geraldina Collotti  perché difendeva il governo bolivariano, mentre la direzione del giornale si è avvicinata alle posizioni della “grande stampa”. Qualcuno dice che lo avrebbe fatto per vendere qualche copia in più, poiché a sinistra quasi nessuno compra Il Manifesto. Qualcun’altro dice che questo giornale sta vivendo lo stesso dramma de L’Unità che, per assurdo che sembri, difende i giochi di potere del PD di Renzi, pur mantenendo il logotipo “giornale fondato da Antonio Gramsci”!

Purtroppo, questa è l’evoluzione di una sinistra che si è piegata alla logica del mercato e ha accettato i principi dell’eurocentrismo, per poi essere trasformata in elemento portante della globalizzazione. Il prodotto più visibile di questa sinistra eurocentrica è appunto Federica Mogherini che, da accesa militante della FGCI dalemiana, che nel Forum Europeo della Gioventù difendeva la sovranità nazionale e la solidarietà, poi fu promossa vicepresidente della “Fondazione Italia USA”, partecipando nel quartier generale della NATO a Bruxelles alle riunioni di questo organismo controllato dall’imperialismo!

Rivista Nuestra America – Perché i gruppi e i partiti della sinistra rivoluzionaria sono critici nei confronti di Chávez e molto ostili con Maduro?

Luciano Vasapollo: “E’ vero, abbiamo una sinistra radicale avventurista che critica aspramente Hugo Chávez e, attacca soprattutto, Nicolas Maduro per essere troppo comprensivo, con la borghesia, con le multinazionali, con gli USA e con i media e per non aver  imposto il Socialismo del Secolo XXI con una rivoluzione permanente, anche se, in parte riconoscono le trasformazioni socio-economiche e culturali che i governi bolivariani hanno proporzionato al popolo lavoratore del Venezuela. Per ultimo abbiamo un’altra sinistra critica che è molto influente perché è legata alle teorie del trotskismo morenista argentino, che ha sempre attaccato Chávez per essere un militare (… bonapartista…), nazional-stalinista (per avere strette relazioni con Fidel) e populista (per aver inventato le “Misiones” e il “Governo de la Calle”).

Come in Argentina e in Brasile, anche qui in Italia ci sono compagni che attaccano l’esperienza bolivariana al punto di associarsi alla destra dimenticando che per evitare la vittoria dell’imperialismo in Venezuela, soprattutto dopo la vittoria di Macri in Argentina e di due Impeachment in Brasile e in Paraguay, in questo momento è necessario difendere lo stato e il governo bolivariano. Comunque lascio questa polemica al teorico argentino Claudio Katz, secondo cui”…Davanti all’imminenza di una politica sovversiva e golpista come quella che il Venezuela sta soffrendo, i nostri principali nemici sono la Destra e l’Imperialismo e contrastarli è sempre una priorità. Questo principio elementare deve essere riaffermato soprattutto in questi momenti critici. Noi abbiamo formulato critiche a Salvador Allende, però il fulcro centrale della nostra battaglia era Pinochet! Allo stesso modo, oggi in Venezuela si dovrebbe costruire un’azione comune contro l’escalation golpista della destra. Maduro ha commesso vari errori, però i colpevoli del deterioramento della situazione sono i stati i capitalisti. Per cui, davanti alla prospettiva della “golpeada” imperialista bisogna saper distinguere e saper reagire!…

Ufficio Studi REDH – Il comunicato del Movimento 5 Stelle è un retromarcia ideologico o è una presa di posizione per allinearsi agli altri partiti?

Achille Lollo: “Nel 2015, prima delle elezioni, il Movimento 5 Stelle infiammò i cuori infranti della sinistra attaccando la NATO, facendo credere che un governo penta stellato avrebbe rivisto questa servitù geostrategica, manipolata dagli Stati Uniti. Poi, mi pare che il rigore di Di Maio fece capire che nel M5S nessuno aveva intenzione di fare battaglie contra la NATO e i suoi padroni, cioè gli USA. In seguito, l’M5S organizzò un Seminario nel Parlamento sull’ALBA, in cui il deputato Di Battista citava il Venezuela come esempio di democrazia diretta, facendo moltiplicare i consensi per il M5S nella sinistra alternativa. Però quando Maduro aprì lo scontro di classe con la destra per l’Assemblea Costituente nel movimento penta stellato calò un silenzio tombale. Infine quando “La Stampa”, “Il Messaggero” e “Il Tempo” montarono una provocazione mediatica contro “L’Anti Diplomatico” per questi essere un giornale digitale del M5S troppo simpatico con la Russia di Putin, si chiusero silenziosamente in un angolo abbozzando il tiepido sorriso di chi in silenzio dice “…scusate non lo faccio più!”. Per questo motivo i contenuti del comunicato non mi hanno né stupito e nemmeno scandalizzato!”

Ufficio Studi REDH – Il primo ministro Gentiloni e il PD, insieme alla destra spagnola, avrebbero praticamente sposato la causa dell’opposizione venezuelana. Altri governi europei hanno preso posizioni più o meno simili a quella di Trump. Lei pensa che ci saranno ritorsioni da parte del governo bolivariano nei confronti delle imprese multinazionali e delle banche straniere che operano in Venezuela, come per esempio l’ENI?

Luciano Vasapollo : “Questa domanda dovrebbe essere rivolta al signor Gentiloni o al suo ministro degli Esteri, signor Angelino Alfano, poiché dovrebbero sapere perché l’ENI e le altre grandi imprese italiane stanno in Venezuela! Comunque, è chiaro che il PD si è definitivamente allineato sulle posizioni reazionarie di Donald Trump. Purtroppo Renzi e Gentiloni, danno lezioni di antifascismo per recuperare qualche consenso a sinistra e guadagnare un po’ di spazio nei media, però, restano in silenzio nel momento in cui le relazioni equivoche con la Francia di Macron, con la Libia di Haftar e con la stessa Unione Europea dimostrano la totale mancanza di una leadership, oltre a mettere in evidenza che gli obiettivi geo-strategici da raggiungere sono più che vaghi.

Per quanto riguarda la situazione delle multinazionali in Venezuela bisogna fare un distinguo, tra imprese pubbliche e quelle private. Infatti, il governo bolivariano non responsabilizzerà i gruppi privati per le posizioni politiche assunte dai suoi governi. A meno che non partecipino nella cospirazione, come è, per esempio il caso della Conoco Phillips.

Comunque, la posizione delle imprese petrolifere statali potrà complicarsi, nel caso i rispettivi governi non riconosceranno l’elezione della nuova Assemblea Nazionale Costituente e se appoggeranno il progetto di rottura istituzionale voluto dall’opposizione con il supporto degli USA. Purtroppo, il primo ministro Paolo Gentiloni, per guadagnare un po’ di spazio nei media italiani e stranieri ha praticamente pregiudicato la posizione dell’ENI, che insieme alla spagnola REPOSOL, la statunitense Exxon Mobil, l’indiana ONGC, la cinese CNPC e la russa Rosnof, vale a dire il top dei gruppi petroliferi internazionali, stanno aspettando che il governo disciplini i contratti per iniziare lo sfruttamento delle immense riserve di petrolio e di gas, localizzate nella fascia dell’Orinoco”.

 

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