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Sul sostegno al Venezuela bolivariano ci si unisce e ci si divide


In queste ore in cui si va palesando il colpo di stato in Venezuela apertamente ispirato e sostenuto dagli Stati Uniti e dai governi di destra dell’America Latina, anche nel nostro paese il posizionamento su quanto avviene definisce e dirime i percorsi.

Abbiamo letto tutti del sostegno dello Spi Cgil trevigiano, alla manifestazione della comunità venezuelana a supporto del leader golpista Juan Guaidò. Sappiamo tutti di come il Pd insieme a Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia in questi mesi abbia organizzato iniziative contro il governo bolivariano del Venezuela. E’ l’indicatore della crescente complicità anche tra le file dei sindacati e della sinistra in Italia con le strategie golpiste in Venezuela.

L’uomo di paglia di Washington, Huan Guaidò, è stato riconosciuto come presidente da alcuni Paesi latinoamericani dal Canada e dal Dipartimento di Stato a Washington, che l’ha definito "Presidente ad interim" .

Non lo hanno fatto altri paesi latinoamericani come Messico, Cuba, Bolivia, Nicaragua nè la Russia e la Cina che invece riconoscono Maduro come il legittimo presidente in carica nel Venezuela bolivariano.

L’Unione Europea, per ora, si è limitata a chiedere “elezioni libere e credibili, conformemente all’ordine costituzionale” dopo però aver varato nei mesi scorsi sanzioni contro il Venezuela e partecipato allo strangolamento economico del paese. Ma il “presidente europeo” Donald Tusk ha affermato molto gravemente che: "tutta l'Europa sia unita in sostegno delle forze democratiche del Venezuela. Contrariamente a Maduro, l'assemblea parlamentare, compreso Juan Guaido, ha un mandato democratico dai cittadini venezuelani".

Nel mondo, ce ne dispiace per chi se ne dispiace, si sono palesati ancora una volta due campi: uno a sostegno del governo bolivariano venezuelano e del suo Presidente Maduro, l’altro per il rovesciamento – anche violento – dell’attuale governo.

E’ inquietante quanto prevedibile che quando Trump afferma: “tutte le opzioni sono sul tavolo”, significa che dopo qualche giorno di offensiva mediatica internazionale sulle “violenze in Venezuela”, gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente in quel paese, ripristinando così il loro tallone di ferro nel cortile di casa che gli era sfuggito tra il 1998 e il 2018 con l’ondata progressista in America Latina. Una ondata che aveva affermato una alternativa di sistema non attraverso insurrezioni armate, come avvenuto a Cuba nel 1959 e in Nicaragua venti anni dopo, ma tramite processi democratici ed elettorali che avevano visto prevalere forze popolari, progressiste, rivoluzionarie.

Il rovesciamento violento di quella ondata era cominciato negli anni scorsi, anche quando c’era Obama. Adesso, sospinti da una competizione globale durissima tra i vari poli imperialisti, gli Stati Uniti hanno deciso per l’accelerazione e l’escalation, anche rischiando e replicando avventure militari.

In questo scenario riteniamo che non ci possano essere tentennamenti. Di fronte al ritorno della strategia dei colpi di stato e alle ingerenze dell’imperialismo occorre schierarsi, senza indugi, senza se e senza ma.

Noi sosterremo con ogni mezzo la resistenza del governo e del popolo chavista in Venezuela contro il golpe e le ingerenze imperialiste.

Sabato 26 gennaio saremo in piazza davanti all'ambasciata venezuelana in solidarietà con il governo della Repubblica Bolivariana del Venezuela.

 

Rete dei Comunisti

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