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Giovani a sud della crisi. Una bussola per le lotte

Il mese scorso è stato caratterizzato da una convulsa fase politica nazionale e internazionale. In poche settimane si sono susseguiti la formazione di un governo italiano inetto e demagogico, condita dall’intromissione della finanza e dell’UE e seguita dalle assicurazioni del Ministro Tria a banche e Francoforte, mentre andava in scena il “de profundis” del G7, l’uscita degli Stati Uniti dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, l’accelerazione di una nuova fase di scontro commerciale tra le potenze globali e la sporca bagarre che i governi europei stanno giocando sulla pelle dei migranti.

Sul piano opposto dello scacchiere, procede con determinazione la costruzione delle strutture necessarie a mettere in piedi l’opposizione sociale assente da lungo tempo in questo paese: la risposta data all’omicidio di Soumayla Sacko, la manifestazione nazionale del 16 giugno al grido “Prima gli sfruttati”, altri importanti momenti assembleari e di lotta sono stati la dimostrazione che alle nostre latitudine sta mettendo radici sempre più profonde un’opzione di cambiamento reale in rottura con i meccanismi della sinistra e i suoi feticci.

In un simile contesto, abbiamo preferito attendere di avere un attimo di respiro prima di pubblicare le seguenti pagine di report dell’assemblea nazionale promossa a fine maggio da diverse sigle giovanili dell’antagonismo politico italiano assieme alla partecipazione di ospiti da diversi territori d’Europa. Se ovviamente la situazione attorno a noi non sembra assolutamente destinata a rallentare, abbiamo però considerato importante pubblicare queste prime valutazioni solo in giorni come questi in cui non siamo pienamente coinvolti nell’organizzazione di importanti appuntamenti di mobilitazione. Questo infatti è e vuole essere il ritmo a cui crediamo debba procedere il percorso di cui il 20 maggio è stato una nuova tappa: analisi e studio delle dinamiche del reale e delle possibilità di sviluppo per una soggettività rivoluzionaria non possono che necessariamente seguire un battito autonomo rispetto alle contingenze in cui siamo immersi. La complessità dei tempi che stiamo vivendo, ribadita proprio dagli eventi dell’ultimo mese, ci sembrano confermare l’importanza di saper ricavare uno spazio proprio a una riflessione analitica di cui c’è sempre più bisogno per non sbandare tra i mille tornanti che attendono chi si voglia cimentare nell’impresa di stravolgere l’esistente.

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Domenica 20 maggio, all’interno della cornice del Collision Fest, si è svolta a Roma l’assemblea “Giovani a sud della crisi”, un appuntamento nazionale di confronto su temi legati alle fasce giovanili. E’ stata una nuova tappa del percorso aperto con l’incontro tenutosi a Bologna lo scorso primo dicembre dal titolo “Dove stanno andando i nostri atenei?”, nel quale si era affrontata l’analisi delle tendenze relative agli atenei Italiani.
L’assemblea si è incentrata sul nodo cardine della formazione, calato nel contesto di ristrutturazione macroregionale che le classi dirigenti europee stanno portando avanti nel nostro continente.
Gli interventi che si sono succeduti hanno tessuto un filo rosso che ha collegato l’analisi delle trasformazioni decennali dentro l’università, della disoccupazione, dell’emigrazione, fino ai progetti di ricerca e sviluppo promossi dall’Unione Europea, nella cornice del ricatto ideologico e materiale veicolati tramite i vincoli del debito e la forza della repressione, in anni in cui un nuovo spirito reazionario permea l’aria in cui si agitano le attuali vicende politiche. Presenti all’iniziativa anche diverse organizzazioni giovanili europee che nel portare il proprio contributo hanno fatto emergere l’organicità dell’offensiva alla quale siamo chiamati a rispondere costruendo ponti con chi condivide con noi la stessa situazione di sfruttamento e la sua matrice.
Ringraziamo tutte le realtà intervenute, gli atti dell’iniziativa saranno pubblicati dopo l’estate e saranno occasione per promuovere un articolato percorso di dibattito e approfondimento che cerchi di offrire strumenti di analisi e comprensione utili per la prassi sociale e politica che ognuno di noi porta avanti, e cercando di coinvolgere sempre più compagni nel necessario confronto sulla materialità delle trasformazioni sociali che stanno caratterizzando questa epoca.
Intanto riportiamo qui di seguito un breve riassunto delle relazioni e le conclusioni con le linee di intervento promosse dall’assemblea.

INTERVENTI:

• Noi Restiamo (Roma, Bologna, Torino) – Alternandosi con quattro interventi nel corso dell’assemblea ha affrontato i seguenti temi: UniversitàProgrammi europei di Ricerca e Sviluppo(Horizon 2020), Mercato del (non) lavoro, ed Emigrazione.

Sul tema dell’Università si sono ripercorse le trasformazioni degli ultimi 30 anni evidenziando come le riforme di carattere nazionale fossero in linea con i piani politici dell’UE, e sottolineando come questo ambito abbia un aspetto strategico ai fini della competizione internazionale; si è messo in luce come le riforme abbiano da un lato tagliato le risorse, ma dall’altro abbiano apportato cambiamenti qualitativi strutturali all’ambito della formazione.

L’analisi dei Programmi di ricerca e sviluppo europei ha dimostrato che alla pesante fase di riduzione del budget pubblico destinato all’Alta Formazione sta ora seguendo una fase di programmazione strategica da parte delle classi dirigenti continentali, fase che investe anche l’Italia (Horizon 2020 ad esempio è un programma di finanziamento di alta ricerca con il budget più alto al mondo). Si è inoltre rilevato come la corsa allo sviluppo scientifico e tecnologico sia la cartina di tornasole delle attuali accelerazioni intrinseche a una più generale fase di competizione tra le potenze globali. In un sistema capitalistico è proprio questa che, generando una generale polarizzazione tra zone centrali e zone periferiche in una data area politico-economica, produce anche l’attuale distribuzione asimmetrica dei fondi per la ricerca a livello nazionale e continentale, e la mobilità di ricercatori e forza lavoro altamente qualificata. Tutto ciò rende derubricabile a livello di propaganda ogni velleità di interesse sociale dietro a tali investimenti, se non corredata dall’individuazione della necessità di rompere con i responsabili reali della situazione attuale e con la comprensione di come le differenze territoriali si sviluppino anche su linee di classe.

Il terzo intervento ha reso un rapido ma necessario quadro del Mercato del (non) lavoro, dal quale si apprende che la crisi di questi anni ha colpito maggiormente le fasce giovanili, in particolar modo quelle della periferia europea. Oltre alle figure ormai da tempo affermatesi (precari, lavoratori flessibili) si sono creati nuovi fenomeni, come quello dei Neet. In questo campo le politiche promosse dall’UE nel nostro paese hanno avuto solo risultati fallimentari, come dimostra il programma Garanzia Giovani, che di fatto ha favorito solo le imprese.

L’ultimo intervento ha trattato un “effetto collaterale” a quanto descritto fino ad ora, l’Emigrazione, i cui flussi all’interno dell’UE sono cambiati radicalmente da prima a dopo il manifestarsi della crisi economica, invertendo il movimento “Nord – Sud” in “Sud – Nord”. Un elemento inscindibile per una corretta analisi sull’emigrazione rimane il costante collegamento con l’immigrazione, data la matrice comune di politiche imperialiste che producono entrambe. In quest’ottica l’aumento in Europa dei migranti diventa elemento da saldare al nostro movimento di classe nella rivendicazione di lavoro e di welfare. In chiusura si evidenzia l’importanza del sostegno alle organizzazioni di classe internazionali, contro le istituzioni che forzano migrazioni di massa.

• Collettivo Politico Porco Rosso (Siena) – Parlando del tema della Repressione e Manipolazione ideologica prende in esame diversi episodi locali e sviluppa un parallelismo con il nuovo paradigma di “ordine e sicurezza” inaugurato da Marco Minniti. L’intervento si è ulteriormente soffermato sull’osservazione di come questo processo trovi terreno fertile nella riorganizzazione dell’ambiente urbano, sempre più in funzione di consumo e di mercificazione.

• Collettivo Autorganizzato Universitario (Napoli) – Con un’approfondita descrizione della situazione napoletana come emblematica per tracciare i contorni della situazione vissuta dai Giovani nel meridione, si è affrontato il dramma della mancanza estrema di fondi e di come questo sia necessariamente il primo terreno su cui insistere nel contesto meridionale fatto di privazione e abbandono istituzionale. L’individuazione di una strada che sappia intrecciare percorsi vertenziali e mutualistici ha prodotto finora importanti risultati in città in termini di aggregazione e convogliamento della rabbia giovanile diffusa.

• Collettivo Laika (Grosseto) – Non avendo potuto raggiungerci hanno comunque tenuto a inviare relazione scritta sul tema dell’Antifascismo, ed in particolar modo dell’utilizzo strumentale delle organizzazioni neofasciste come ultima difesa di una borghesia a cui sta calando la maschera del pietismo e della democrazia formale. Il contenuto sarà pubblicato insieme agli altri.

• Coniare Rivolta (Roma) – Con una costruzione precisa dell’impianto discorsivo, si è trattato il tema del Debito, dei meccanismi finanziari che lo producono senza considerarlo come elemento “naturale” del dibattito economico, ma contestualizzandolo come tratto endemico della società capitalista su cui oggi si punta il dito per avvalorarlo come moloch di cui far ricadere le colpe sulle generazioni precedenti, a sostegno delle tesi inquisitorie contro l’insostenibile livello di benessere raggiunto in passato da presunte schiere di lavoratori garantiti. La via proposta è quella di non cadere nella focalizzazione del debito come primo tra i problemi, in un eterno e assurdo confronto sul tema “austerità espansiva – estensione debitoria infinita”, ma porsi in un’altra visione economica e non sottostare alla narrazione mainstream imposta dagli “addetti ai lavori”: giornalisti, economisti, tecnocrati.

• Campagna Bastalternanza – Due interventi degli studenti medi hanno riportato all’assemblea le posizioni della campagna sul tema dell’alternanza scuola-lavoro, il rifiuto di mediazioni o riforme di questo strumento individuato non solo come sfruttamento di forza lavoro non retribuita, ma anche come veicolo ideologico di precarietà e accettazione di un futuro subordinato ai destini del profitto. Inoltre, sono stati riportati episodi di repressione da parte di presidi e forze dell’ordine nei momenti di lotta e di contro-informazione all’interno delle scuole in perfetta sintonia con quanto avviene anche nel resto della società.

INTERVENTI INTERNAZIONALI:

• Arran (Catalogna) – Con un’attenta e precisa analisi ripercorrono le tappe della lotta del popolo catalano evidenziando punti di forza e ragioni sociali con un focus sulla condizione di precarietà delle fasce giovanili e l’importanza della lotta socialista, indipendentista e femminista.

• SEPC (Catalogna) – Ripercorrono gli sviluppi del movimento studentesco catalano e analisi delle trasformazioni dell’università.

• Caminera Noa (Sardegna) – Descrivendo le condizioni del movimento indipendentista Sardo ne racconta le potenzialità del territorio e lo snaturamento produttivo, con particolare attenzione all’utilizzo militare del territorio da parte della NATO. Inoltre, si descrive la condizione giovanile e le campagne di lotta in atto nell’isola.

• CUAE (Svizzera) – Premettendo l’appartenenza della Svizzera al nucleo centrale dei paesi europei (aldilà della sua mancata adesione formale all’UE), racconta gli sviluppi del movimento studentesconegli ultimi anni, le contraddizioni presenti nella società, quelle su cui il collettivo ha deciso di lavorare evidenziando la necessità e le potenzialità di costruire dialogo anche con altri movimenti e organizzazioni ad esempio di stampo sindacale.

• Parigi – In collegamento telefonico i compagni e le compagne francesi ci aggiornano sulle mobilitazioni che dal mondo del lavoro ora stanno attraversando anche le università e le scuole, con lotte che si oppongono all’aumento delle tasse ed al processo di espulsione dei ceti più poveri da un’istruzione di alto livello. Con particolare enfasi viene descritto il saldarsi di questo movimento con le rivendicazioni dei lavoratori e dei migranti. In conclusione, si affronta anche il tema della repressione, non solo “istituzionale”, ma anche informale, con il libero lasciar fare a piccole organizzazioni di stampo neofasciste per attaccare occupazioni, cortei e iniziative.

CONCLUSIONI:

Grazie ai molti interventi è emerso un quadro articolato e complesso entro cui siamo chiamati ad operare, e il tipo di iniziativa di cui dobbiamo farci promotori non può che essere da meno. Abbiamo bisogno di fare nostra questa complessità quando ci muoviamo su diversi terreni in cui è possibile porre obiettivi differenziati per la nostra azione sociale e politica.
Il progetto/processo di rafforzamento complessivo del polo europeo ci interroga sulla strategia di controffensiva da mettere in campo. È chiaro che su questo piano, quello internazionale, è oggi ancora impossibile ragionare sulla lotta in tempi politicamente validi, a maggior ragione è strategico riconoscere l’importanza di costruire ponti tra realtà e organizzazioni internazionali ed internazionaliste. La sfida si gioca sui piani oggi possibili, in una Europa in cui le mobilitazioni si alternano a macchia di leopardo in maniera molto diradata e secondo schemi originali rispetto al passato (si pensi al caso francese ma ancora di più a quello catalano).

Per questo ci diamo tre linee di intervento di breve-medio termine:

1) La ricomposizione di un fronte di alleanze tra segmenti diversi della società, in particolare la convergenza con quelle nuove organizzazioni che sul piano sociale e del sindacalismo metropolitano hanno la capacità di aprire spazi di vertenziali. Proprio da questi ambiti infatti è stata lanciata la manifestazione nazionale dello scorso 16 giugno, crediamo che come militanti politici attivi nei settori giovanili sia importante confrontarci con le istanze e le rivendicazioni di lavoro ma anche di welfare e di reddito, per ricomporre settori di classe inseriti in una catena del valore del capitale oggi molto flessibile e in cui è quindi condizione strutturale saper dare indicazioni avanzate dentro i segmenti della precarietà e della disoccupazione strutturali.

2) Lanciare indicazioni che sappiano cogliere lo scontro di classe presente in questo paese, e più in generale in Europa, che oggi si manifesta con un movimento quasi unidirezionale dall’alto verso il basso, e trarne conseguentemente parole d’ordine chiare contro le Élites, l’Establishment.

3) Infine, riprendere ed allargare in autunno momenti di confronto, analisi e lavoromantenendo il carattere nazionale e provando a riprodurli anche sui singoli territori, in quest’ottica risulteranno utili i materiali prodotti in occasione di questa assemblea che verranno raccolti e pubblicati il prima possibile mettendo a disposizione le importanti fondamenta teoriche e di ricerca con cui ci siamo “costretti” a fare i conti attorno all’assemblea del 20 maggio.

Noi Restiamo (Roma, Bologna, Torino)
Collettivo Politico Porco Rosso (Siena)
Collettivo Autorganizzato Universitario (Napoli)
Collettivo Laika (Grosseto)
Coniare Rivolta (Roma)
Campagna Bastalternanza

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